SENSO DI INGIUSTIZIA

SENSO D’INGIUSTIZIA

Da tempo immemore, le persone che mi conoscono bene affermano che manifesto spesso un atteggiamento che fa comprendere quanto dentro di me io viva un profondo senso di ingiustizia.

Da piccola quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande rispondevo tutta convinta : “l’Avvocato!”.
E per tutta risposta ricevevo un ironico sorriso e la seguente frase : “Certo! L’avvocato delle cause perse però!!” e mi scarmigliavano i capelli.
Ancora oggi, quando la mia memoria rievoca quegli episodi, riprovo la stessa sensazione.
Sono sempre stata una grande idealista, ho sempre creduto profondamente nel bene, nel lavorare per produrre benessere comune, nello spirito di gruppo, nel difendere i basilari diritti di ogni esser umano e non , nel credere che i valori che oggi sembrano persi nelle viscere di una terra che continua a squarciarsi con incredibili e spaventosi moti sussultori e ondulatori, fossero ciò che accomunava tutti gli esseri umani, che il creare rapporti interpersonali significasse scambio gratuito e incondizionato atto a favorire la crescita e l’evoluzione di ciascuno.
Ma nel tempo tutto il mio entusiasmo e la mia fiducia si sono piano piano affievoliti. Quanta sofferenza a causa della mia sensibilità.
Le cosiddette “botte nei denti” hanno prodotto seri danni lungo il cammino : nei rapporti interpersonali che io basavo fondamentalmente sulla fiducia e l’aiuto reciproco incondizionato, i quali si sono scontrati inevitabilmente con ciò che muoveva l’altra parte e che era si, incondizionato, ma si chiamava interesse per esempio; nei rapporti di amicizia , o che io credevo tali, per poi accorgermi strada facendo che erano guidati  prevalentemente da personali interessi  o biechi obiettivi, ben lontani dal mio concetto di “incondizionato”.
Ora le persone che mi frequentano, sia quelle che mi conoscono da poco che quelle di lunga data, dicono che spesso sono cinica.
Ho cercato sul vocabolario il significato di questa parola che non ho mai amato molto :
cinico : [ci-ni-co] agg.,s. (pl.m. -ci, f. -che)
Agg. : indifferente ai sentimenti e alla morale comune : privo di sensibilità. es. comportamento cinico.
oppure :
chi mostra disprezzo o insensibilità per ogni valore o sentimento umano.
Quella che segue è invece la definizione che troviamo su Wikipedia della parola CINISMO.
“I cinici ( dal greco κύωνi , “cane”, soprannome di uno dei loro esponenti maggiori, Diogene) sono i seguaci della scuola filosofica di Antistene, una delle scuole socratiche minori, così chiamate per essere in qualche modo ispirate alla filosofia di Socrate. Il loro esponente più importante è Diogene di Sinope. Il nome sembra derivare o dal Cinosarge, l’edificio ateniese che fu la prima sede della scuola, o dalla parola greca per “cane, appellativo che fu dato in senso dispregiativo ai cinici dalle correnti filosofiche avversarie.
I cinici professavano una vita randagia e autonoma, indifferente ai bisogni e fedele al rigore morale. Dopo un periodo di declino per la scuola cinica, essa ebbe una ripresa in concomitanza alla corruzione del potere imperiale: si fece appello allora alla libertà interiore e all’austerità dei costumi.
L’interesse della scuola fu prevalentemente etico, e il concetto di virtù assunse un nuovo significato in una vita vissuta secondo natura; l’ideale era divenuto l’autosufficienza del saggio, condotta fino all’assoluta indipendenza dal mondo esterno, secondo il temine greco autàrkeia, ovvero autarchia, capacità di detenere il totale controllo su se stesso), portando alle estreme conseguenze il pensiero individualistico e utilitaristico proprio della sofistica.
La tesi fondamentale di questa corrente di pensiero è la ricerca della felicità come unico fine dell’uomo. Una felicità che è una virtù e al di fuori di essa sussiste un disprezzo per ogni cosa che richiama comodità e agi. Comunemente il termine “cinismo” è stato associato in termini di sinonimia alla sfacciataggine, all’indifferenza.”

Rispetto alla definizione sintetica e limitante del vocabolario, ecco direi che forse nella definizione di “cinismo” di Wikipedia, mi ritrovo un pò di più…
Le “botte nei denti” non hanno minato alla radice la mia sensibilità grazie a Dio. Sono tutt’altro che priva di sensibilità e sono tutt’altro che indifferente a ciò che mi circonda.
A questo punto…
Se cinico significasse cercare di essere realista, oggettivo, privo di sentimentalismi inutili e di buonismo gratuito e deleterio, si…oggi posso dire di essere diventata cinica nei confronti di molte cose.
Se cinico significasse non riuscire ad accettare che oggi ogni cosa sia mossa dal Dio denaro e dal suo diretto sottoposto Interesse personale, trasmesso invece come interesse comune, trasfigurando i valori originari, resi fruibili all’essere comune dandogli l’illusoria parvenza di Giustezza, se cinico significasse cercare di osservare il mondo con distacco e criticità, senza lasciarsi fuorviare da un’informazione corrotta e pilotata per infondere speranze su situazioni irrimediabilmente compromesse, se cinico significasse cercare di non lasciarsi travolgere e confondere dai sentimenti quando si osserva l’utilizzo smisurato di subdoli tentativi d’indorare pillole atte solo ad addormentare le menti….SI!
Allora sono cinica, fortemente cinica e mi chiedo come potrebbe essere altrimenti.
Il mio senso d’ingiustizia è sicuramente atavico e lo conservo gelosamente dentro di me, senza saperne il reale motivo, ma rendendomi conto ad oggi che, senza di esso, non sarei molto spesso in grado di riuscire ad osservare quella che chiamano Realtà, e che solo con una capacità di osservazione scevra da inutili sentimentalismi può essere individuata, scansionata, sezionata, analizzata, valutata e forse compresa nelle sue sfumature, anche quelle più complesse , anche quelle più velate.
Un tempo credevo che questo senso di ingiustizia, che spesso mi conduce a sentirmi presa in causa a livello personale anche quando non è necessario, che a volte m’indurisce lo sguardo oltremisura, fosse figlio dell’essere stata vittima di episodi di grande ingiustizia nei miei confronti in passato. Ma chi di noi non lo è stato a modo suo?
Ad oggi mentre guardo il mondo con gli occhi di chi si sente sempre più impotente e frustrato, di fronte ad enormi cambiamenti necessari e così complessi da mettere in atto senza un’unione fra Esseri consapevoli della Forza di questo concetto di Unità, credo che il mio senso di ingiustizia , non sia più legato a piccole esperienze personali subite nel mio piccolo universo passato, bensì ad un senso più ampio di frustrazione nei confronti di una INGIUSTIZIA DI FONDO che guida tutte le cose su questo pianeta. E se essere cinica può consentirmi di mantenere la mente sveglia, se esserecinica mi consente di possedere il giusto distacco con cui poter valutare e considerare le vie percorribili, se essere cinica può darmi la possibilità di comprendere quando sia necessario aprire il proprio Cuore e quando invece proteggerlo, continuerò ad esserlo.
Per troppo tempo ho permesso che la mia mente restasse addormentata, che la mia coscienza restasse intontita, fosse sviata, offuscata. Non è facile stabilire cosa sia giusto e cosa ingiusto. Ma ci è stato dato il buon senso. E in questo mondo non se ne fa più molto uso..a partire dalle piccole cose fino ad arrivare alle più grandi.
Ora so che, ciò che devo fare è imparare ad utilizzare questo profondo senso di ingiustizia anziché  lasciarmene schiacciare, perché può essere uno strumento fondamentale in questo momento storico per poter individuare la direzione verso cui volgere lo sguardo insieme al recupero dell’utilizzo del buon senso, per fare in modo che tutti noi possiamo recuperare quella scintilla che consenta di salvarsi dall’autodistruzione, sia in senso personale che globale.

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