DEBITO E AVARIZIA

debito_pubblico

Oggi al ritorno a casa dal lavoro, dopo essere passata in banca a cercare come ogni mese di regolare la mia situazione, mentre camminavo sotto questo tiepido sole, riflettevo su un atteggiamento che ho osservato recentemente manifestarsi in me e sgomenta sono giunta alle seguenti conclusioni.

Pensavo alla definizione di Avarizia, così l’ho cercata sul vocabolario :

Avarizia : s.f.

1. esagerato attaccamento al denaro che si manifesta come ritegno eccessivo nello spendere; spilorceria ( anche fig.): peccare di avarizia, avarizia di sentimenti, crepi l’avarizia! , si dice scherzosamente quando si decide di fare una spesa che sembrava eccessiva o superflua.

2. (estens) avidità di denaro, di guadagno; cupidigia ( nella teologia cattolica è uno dei sette peccati capitali).

Non ho mai pensato di essere avara, tanto meno le persone che mi conoscono da tempo mi hanno mai definita tale. Ma ultimamente, provo una sensazione di disagio nell’osservare in me stessa un atteggiamento che mi ricorda proprio questa definizione.

A volte lo giustifico con l’istinto di sopravvivenza che, necessario in situazioni di grande difficoltà per riuscire a superarle, conduce a risparmiare ogni cosa compresi se stessi. Meno si ha e più l’essere umano tende a conservare il poco che resta e questo non si riferisce solo a quanto di materiale è insito nella vita, ma anche a tutta quella sfera emotiva da cui non si può prescindere.

Credo che persistere in una situazione di privazione di beni di prima necessità per un tempo prolungato, conduca inevitabilmente l’animo umano a divenire sempre più avaro.

Anche il soggetto più generoso del pianeta, improvvisamente scopre suo malgrado una tendenza a trattenere ogni cosa per il timore di essere maggiormente privato dei beni di prima sussistenza. Ed ecco che il trattenere si traspone, come dicevo, non solo in ciò che riguarda la materia, ma, ancor peggio, in tutto ciò che riguarda l’aspetto più emotivo della vita.

E’ desolante scoprirsi avari di sentimenti, di carezze, di parole, di amore, di gesti d’affetto, di risposte a semplici domande, di attenzione a ciò che non ci riguarda direttamente. A questo atteggiamento si aggiunge un profondo senso egoistico di salvaguardia di se stessi ( il confine è molto sottile ) e di ciò che cominciamo a credere il mondo esterno ( brutto e cattivo ) voglia ulteriormente sottrarci.

Che sensazione terrificante.

Accorgersene è un bene, ma è come ricevere un cazzotto dritto in pieno volto.

E’ come se l’istinto di conservazione ti conducesse a non concedere più nulla di te e di ciò che contieni. Tu che hai sempre amato sentirti felice per aver donato qualcosa a chi lo desiderava. Tu che hai sempre vissuto la tua tattilità come la cosa più gratificante per la tua anima. Improvvisamente scopri che anche rispondere ad un abbraccio diventa difficile. Detesti chiunque, ignaro della tua condizione di difficoltà, si avvicini a te con una qualsiasi richiesta, fosse solo chiedere un’indicazione stradale. Come se percependo l’esigua quantità di energia che ti rimane, tendessi a conservarla per non estinguerti come la fiamma di una candela consumata.

Si, perché vivere in una costante condizione di difficoltà, conduce ad uno stato di prosciugamento dell’anima. E’ un circolo vizioso pericolosissimo però.

Conduce alla perdita del vero senso delle cose, conduce all’incapacità di distinguere cosa sia realmente prezioso e cosa no, a confondere “donare” con“sprecare”, tutto sembra diventare estremamente necessario per noi stessi e al tempo stesso tutto è superfluo riferito alle richieste che provengono dall’esterno, il Cuore si indurisce, si pretende che gli altri capiscano che sei tu ad aver bisogno e quindi non devono e non possono aspettarsi nulla da te. Si diviene solitari, scontrosi, ombrosi, aridi.

Come accade spesso nella mia vita, l’unico modo che sembra riuscire a farmi comprendere qualcosa è toccare i due estremi…

Un tempo ricordo di essere stata così priva di queste sensazioni.

Il denaro per me ha sempre significato poter essere in grado di godere appieno della vita insieme alle persone che amavo e nel limite delle mie possibilità a coloro che erano meno fortunati di me.

Le vicende degli ultimi anni mi hanno fatto scoprire come si sta dall’altra parte della barricata. Ed io ho permesso che tutto questo mi conducesse lontano da me stessa.

Navigando in rete come sempre negli ultimi tempi alla ricerca di risposte alle mie domande, mi sono imbattuta in un blog interessante e utile per chi come me sta vivendo una situazione di difficoltà economica. www.indebitati.it e mi ha colpito la frase di apertura che compare in alto a destra nella home page che dice:

“Un debito è un debito, è un fatto, un numero, una conseguenza di circostanze. Un debito non è né bello né brutto, è misurabile, è circoscrivibile, è aggirabile. Talvolta un debito aiuta, talvolta è un nemico, ma si puó sempre affrontarlo, sconfiggerlo, o venirci a patti. Un debito non è alla fine così terribile se si conoscono le regole del gioco, un po’ come il diavolo, che è meno brutto se si ha la forza e il coraggio di guardarlo negli occhi. Terribile invece è vedere una società fondata sui consumi, che marginalizza chi non riesce a stare al passo. Terribile è vedere tanta gente che di fronte all’indebitamento ed ai problemi contingenti, si perde d’animo e non riesce più a pensare al domani”

(Antonio Iuri Donati)

Ho “googlato” il nome dell’autore di questa frase e ho scoperto il Blog www.antonioiuridonati.it che consiglio a tutti coloro che ne sentono la necessità di visitare.

Avere debiti di denaro in questa società è oramai divenuto normale, quotidiano, inevitabile quasi.

Ma ogni giorno che passa sono sempre più convinta che non ci si possa lasciar schiacciare da ciò che questa società pretende a gran voce da chi per qualche errore di valutazione, a volte per mancanza di strumenti o cattivi consigli, a volte per presunzione forse, a volte per stoltezza si , ma non per volontà consapevole, si ritrova a non riuscire più a far fronte a ciò che può rendere una vita semplicemente decorosa.

Il pensiero del debito uccide l’anima. Stravolge i tuoi punti di riferimento, tramuta la tua natura intrinseca e ti trasforma in ciò che non sei. E tutto diventa nero, invalicabile, inaffrontabile. Se non si riesce a trasformare la propria visione, se non si riesce a smettere di concentrarsi solo su ciò che manca, si rischia di perdere il senso della propria Vita e , ancora peggio, di perdere inesorabilmente SE STESSI.


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