COME UN PESCE NELL’ACQUARIO

Vi ricordate Nemo?

Si, quel simpatico pesciolino del film della Pixar campione di incassi nel 2003.

Amo molto i film di animazione. A volte sembrano raccontare trame semplici destinate solo al pubblico giovanissimo. 

In realtà, io trovo che contengano, molto spesso, interessanti spunti di riflessione soprattutto per gli adulti.

La storia di Nemo trovo sia uno di questi casi.

Cresciuto all’ombra dell’iperprotezione del padre Marlin, Nemo si ritrova a non possedere una grande autostima, ma di sicuro possiede una irriducibile curiosità per il mondo esterno. Quella stessa curiosità lo conduce, appena ne ha l’occasione, a spingersi oltre i confini del suo piccolo mondo, ma la sua inesperienza fa si che venga catturato e condotto nella realtà del piccolo acquario di un dentista, che già pensa di donarlo alla sua pestifera nipotina.

Il padre di Nemo, nel frattempo, pur consapevole dei suoi limiti e delle sue paure, parte sfidando i pericoli dell’oceano per ritrovare il suo unico figlio e affronta mille avventure, affrontando le difficoltà incontra nuovi amici e nonostante tutto, non si ferma davanti a nulla.

Nemo intanto, non perde un istante nel cercare di trovare un modo per uscire dal limitato mondo del piccolo acquario, e memore della vastità dell’oceano  da cui proviene e della preziosità della sua libertà non si perde d’animo. 

Si confronta ogni giorno con i suoi compagni di sventura, che non conoscendo altra realtà , provenendo da un negozio di animali anziché dall’oceano, faticano a comprendere il suo desiderio di fuggire, tranne uno: Branchia che, provenendo dall’oceano come Nemo, progetta la fuga dall’acquario da anni e forte dell’entusiasmo e della caparbietà di Nemo non perde occasione per mettere in atto il suo piano.

Ovviamente Nemo riesce a fuggire e sicuro del suo obiettivo ( ritornare a casa ) attraversa l’oceano e le sue insidie fino a quando non incontra Dory , pesciolina chirurgo smemorata, e con il suo aiuto riesce a riabbracciare il padre. 

….come nella migliore tradizione…tutto è bene quel che finisce bene.

Dove sta la riflessione?

Riflettevo innanzitutto sul personaggio di Nemo.

Mi ricorda quella parte di me che si sente spesso insicura, incapace di credere di possedere capacità sufficienti (Nemo aveva una pinna atrofizzata, a me si è atrofizzato “qualcos’altro”) per affrontare le difficoltà…. contemporaneamente riconosco e invidio come la sua curiosità ( la mia è rimasta, ma non abbastanza forte probabilmente ) superi la sua paura di non essere all’altezza. 

C’è forse quella stupenda incoscienza della giovane età che crescendo, a causa delle esperienze negative si perde…piano piano…

Trovo commovente la spinta dell’amore del genitore, tale e tanta, che lo porta ad affrontare ciò da cui ha sempre voluto proteggersi e proteggere chi ama (l’oceano, il mare aperto in questo caso; la vita e il mondo fuori nel mio). 

E’ come se in alcuni casi l’Amore per qualcuno o per qualcosa, producesse quella forza, che sembra provenire dalle viscere, al punto da farti sentire che nulla potrà fermarti…

Così come la chiarezza d’intenti o di obiettivi, che dir si voglia, non ti fa mollare mai ( vedi Nemo imprigionato nell’acquario che non si perde d’animo e cerca in tutti i modi di uscirne).

Così come trovo desolante l’atteggiamento disfattista e pessimista dei compagni d’acquario di Nemo che, non conoscendo altro mondo oltre quello, non fanno altro che sconsigliare qualsiasi progetto o idea, considerandolo pericoloso, rischioso e soprattutto inutile. 

Mi ricorda quante volte nella vita, proviamo dentro di noi quel desiderio di cambiare le cose, di lanciarci in nuove avventure, di uscire da infiniti tunnel di complicazioni, magari per la via meno tradizionale, meno comoda e coloro che abbiamo intorno si prodigano in parole di scoraggiamento spesso inducendoci a rinunciare, a farci sopraffare dai timori, dalle paure , dalle insicurezze.

Nei vari personaggi che Marlin incontra nel suo Viaggio, che mi piacerebbe definire Catartico,  mi piace pensare che siano tutti , dal più apparentemente pericoloso, al più stordito, rappresentativi di quanto lasciandoci andare al flusso delle cose, la vita in realtà sia pronta ad  offrirci incontri utili all’attraversamento del nostro percorso e al raggiungimento dell’obiettivo , e qui non viene in mente anche a voi il detto vecchio come il mondo :  “aiutati che il Ciel t’aiuta” ?

Dentro questo simpatico film c’è il Coraggio di affrontare le proprie paure e i propri limiti, la Voglia di Crescere e di Scoprire, l’evidente necessità di possedere chiarezza nell’obiettivo da raggiungere e la fiducia , data dall’amore (o dalla passione ) per quello stesso obiettivo, pur non sapendo quale sarà la strada da percorrere per raggiungerlo, nel fatto che non si fallirà.

E cosa ancora più importante, l’importanza del riuscire ad accorgersi ( come gli amici dell’acquario di Nemo quando riesce a fuggire) che il nostro acquario, la nostra isola di comfort, della quale conosciamo ogni più piccolo angolo, che ci dà tutto sommato sicurezza, che per quanto insoddisfacente, non ci richiede rischi e si limita ad essere tollerabile, non è che una gabbia che non ci consente di crescere, di evolvere….

L’oceano è colmo di insidie, pericoli, predatori, abissi, come la Vita di ogni giorno, tutto sommato….ma anche di altri splendidi esseri da incontrare, conoscere, amare e scoprire. 

E’ la libertà di scelta. E’ il coraggio di Vivere. 

E non il semplice SOPRAVVIVERE , COME UN PESCE NELL’ACQUARIO.


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