COME USCIRE DAL TUNNEL

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In questo periodo qualsiasi cosa si osservi intorno, ci fa sentire dentro a un tunnel del quale sembra impossibile riuscire a vedere la fine.

Non credo di essere l’unica sul pianeta a provare questa sgradevole sensazione, ma non per questo mi sento di provare un mezzo gaudio per il mal comune.

Al contrario ogni giorno, da ormai lungo tempo, non posso fare a meno di chiedermi come posso modificare questa condizione, se non per il pianeta, almeno per il mio piccolo mondo.

Anche se ci sono giorni in cui anche sollevare la forchetta per portare alla bocca il cibo mi richiede uno sforzo quasi intollerabile, c’è e continua ad esistere dentro di me una forza autonoma di reazione.

Più osservo l’accartocciarsi degli eventi e più mi si scatena dentro una reazione violenta (istinto di sopravvivenza?).

Ho sempre pensato che il subire non facesse parte della mia natura. Nonostante questo mi sono dovuta ricredere e osservare che nella vita invece, pur di ottenere consensi e approvazione ho accettato di subire tutto e più di tutto.

Ad oggi, davanti all’ineluttabile condizione generale della mia vita personale e del mondo al di fuori, mi accorgo che quel bisogno di approvazione e quella ricerca di consensi è venuta a mancare ( almeno in buona parte ) e sta salendo in superficie quella che ho sempre creduto essere la mia vera Natura. Qualcosa dentro di me si sta ribellando.

Oggi sento di poter dire quanto segue :

Accettare non significa subire, bensì prendere atto e agire di conseguenza.

Così come reagire, non significa agire.

La reazione è una conseguenza di eventi inaspettati, l’azione è figlia di una consapevole scelta. Non trovate che ci sia una bella differenza ???

Il tunnel è il tunnel e quando ci si è dentro cari miei, abbiamo voglia a cantarcela, dipingercela e suonarcela per renderla più colorata, digeribile o masticabile.

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IL TUNNEL E’ IL TUNNEL.

Ma forse sarebbe il caso di chiederci : chi lo ha costruito sto cacchio di tunnel?

E quando diamine mi ci sono infilata? Ma soprattutto PERCHE’?

Fra le mille strade che potevo percorrere, perché ho scelto proprio questa?

Ma poi, l’ho scelta? Oppure mi sono distratta un pò troppo?

Che diamine stavo facendo invece di guidare?

Ero troppo impegnata a guardare il panorama?

O stavo cercando una stazione decente alla radio che mi sollevasse dal peso di una invadente Radio Maria onnipresente nell’etere?

O forse stavo combattendo l’ennesima battaglia con l’accendisigari che quando serve non funziona mai???

Un pò come quando si guida in autostrada e chiacchierando ( con il vivavoce ovviamente!) al cellulare con un’amica, ecco lì che vedete sfuggirvi il segnale dell’uscita utile per la vostra destinazione e vi beccate altri venticinque chilometri (quando va grassa ovviamente!) per l’uscita successiva per poi rientrare in autostrada dal verso opposto e tornare indietro lanciando improperi e ripromettendovi che per i successivi cinquanta chilometri cascasse il mondo guarderete solo la strada e a ciccia il telefonino!!!!

Fatto sta che qualsiasi sia il motivo per cui abbiamo imboccato sto accidenti di tunnel, ora ci siamo dentro e da lì uscite non ce ne sono, possiamo solo continuare a guidare, guardando avanti e sperando che da un chilometro all’altro compaia un barlume di luce all’orizzonte che ci indica che “Evviva ! Ci siamo!”.

Ma nel frattempo?

Qualcuno usa frasi del tipo: ci sei dentro? beh se non puoi uscirne arredalo!

Qualcuno trova questa battuta becera, io la trovo simpatica, ad una condizione però: che nell’arredarla non la si consideri la nostra “dimora” definitiva, ma semplicemente una “sistemazione provvisoria”.

Un pò come quando si va in vacanza in uno di quegli appartamenti in affitto in amene località di mare, dove lo squallore dell’abitazione in cui ci si ritrova e in cui l’arredamento di solito è rimediato dalla casa di chissà quale defunta nonna dei proprietari,  è talmente distonico rispetto al panorama esterno con il mare verde giada, che si è portati a modificare l’appartamentino facendo l’impossibile per renderlo più armonico con noi stessi e il mondo fuori.

Quindi arrediamolo pure sto tunnel!

Coloriamo le pareti del nostro colore preferito ( di certo non preferito nel periodo in cui siamo giù per il fosso naturalmente!).

Appendiamo qualche quadro alle pareti, magari con qualche frase scritta da qualcuno che nella sua vita ne ha anche attraversati di tunnel, senza però restarci incastrato dentro a vita, che so tipo “qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso. J.W.Goethe”.

Aumentiamo i punti luce artificiali: certo non saranno mai come la luce del sole che filtra dalle nostre finestre e ci bacia sulla fronte, ma renderà meno angusto lo spazio ristretto dentro al quale siamo o ci sentiamo per il momento “costretti” a permanere e renderà quello che per noi è buio totale, tollerabile! Vanno bene anche un mare di candele se non volete sprecare energia elettrica ( visto il momento topico per le risorse del pianeta!! 🙂 )

Creiamo una colonna sonora che renda ogni “chilometro” degno di essere ricordato.

Smettiamo di pensare a quella caspita di fine tunnel che è impossibile da vedere, anche perché la cosa buffa è che potrebbe essere proprio dietro la prossima curva, chi può dirlo? Di certo non sapremo goderne nel momento in cui comparirà, perché  ci siamo talmente triturati nel pensare che non sarebbe mai arrivata che al momento giusto non avremo energia sufficiente per apprezzare il momento tanto desiderato.

Ma poi, detto fra noi, è desiderato veramente?

Eh si!!!!

Perché alla fine di tutta questa TIRITERA, la risposta alla domanda “COME USCIRE DAL TUNNEL?” è una sola : DESIDERATELO CON TUTTI VOI STESSI!

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7 pensieri su “COME USCIRE DAL TUNNEL

    • Grazie Daniele. Credo che le proprie esperienze per quanto personali possano sempre essere condivise. Farle uscire significa poterle osservare e togliere loro il potere, soprattutto quando sono negative. E quando sono positive magari possono regalare uno spunto a chi ancora non ha attraversato quel ponte! 🙂

      • sono pienamente d’accordo, il mio umile scrivere vive per questo e per quello che sarà, nulla avrebbe logica se non dare nella vita quello che uno sente di più vero, essere in ascolto rimane però libero e non un imporre, cosa logica e giusta, bello il tuo post ripeto apprezzo chi si espone, io sono tra quelli per cui sono sempre felice di leggere chi come me, vive nel vero e non ha paure di questo.

  1. Concordo, davvero un bel post. Io mi sento esattamente cosi’, in un tunnel. Forse forse ho anche intravisto l’uscita, ma so che c’e’ ancora un bel po’ di strada da fare. E allora davvero vediamo di viverlo al meglio, questo pezzo che manca per poter tornare di nuovo a vedere il cielo… 🙂

    • Brava!!! e ricorda…il cielo è sempre lì…solo che ci siamo dimenticate da un pò di sollevare il naso e guardarlo!!! Proprio l’altro giorno mentre guidavo al ritorno dal lavoro, mi sono accorta sollevando di poco lo sguardo dalla strada che, davanti a me ( ho una picasso e lo spazio visivo davanti è davvero enorme) avevo un cielo così azzurro e tempestato di nuvolette sfrangiate bianco latte che ti veniva voglia di volare!!! E mi sono detta…ma da quanto tempo cammino guardando solo per terra, cercando di evitare buche e fossi , dissestamenti della strada, per paura di inciampare, di sbagliare appoggio e precipitare rovinosamente a terra??? E mi son detta : e se provassi ad alzare lo sguardo per cominciare a guardare solo avanti con, ogni tanto, una puntatina al cielo in modo che quella distesa azzurra possa ricordarmi di quanto l’universo è infinito e io sono un piccolo piccolissimo moscerino che si crede il centro del mondo ? Prova ! Funziona!
      Un grande abbraccio!

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