NOTTE DI LUNA

Perché ci si sente abbandonati?

Perché si prova quel senso profondo di disperazione nel rendersi conto che davanti al proprio dolore, alla propria sofferenza, alle proprie difficoltà, alle proprie paure si è soli?

Con questo non intendo dire che non credo in Qualcosa di più grande che da lassù tutto vede, ma quel baratro a volte mi coglie, in maniera così potente che mi travolge completamente e mi lascia affogata in un mare di lacrime e in uno sconforto così profondo da farmi sentire come un sacco di patate vuoto e accasciato a terra.

Questa notte è stato uno di quei momenti….ieri ho ricevuto le solite telefonate che, almeno una volta al mese, mi ricordano quanto debbo a questo mondo, quanto sono inefficiente nel cercare di trovare soluzioni definitive ai miei problemi, quanto l’arredamento del Tunnel non sia che un palliativo, quanto stia perdendo tempo a volte nel lamento, a volte nella disperazione, a volte ancora, frullando nell’illusione di aver affrontato e risolto qualcosa.

Poi quando arriva sera, il buio avvolge ogni cosa e la luna illumina come se fosse giorno, alzi il naso, guardi il cielo e respiri a fondo cercando di godere della bellezza dell’universo e accade qualcosa….ti senti piccolo come un granello di polvere, insignificante, stanco, triste, solo…..( eppure un tempo davanti allo stesso spettacolo della natura ho provato la sensazione opposta, il sentirmi piccola ma parte di una grande Unità e mi sono sentita così felice e viva!).

A quel punto non conta avere accanto qualcuno che con sgomento ti abbraccia e stringe forte cercando di farti sentire che non è così senza riuscirci…perché la tua sensazione nasce da dentro…da qualche parte là in fondo, in un tempo che neanche ricordi, per un motivo che neanche immagini, con una violenza che risulta insopportabile….

Perché è così difficile accettare i propri limiti? Perché è così frustrante rendersi conto di non aver fatto le scelte giuste, ottenuto i risultati sperati, investito nelle migliori direzioni? Perché è così semplice attaccarsi con le unghie e con i denti allo sconforto, al dolore, alla sofferenza, anziché lottare per raggiungere uno stato di felicità costante nel Cuore? Perché è così difficile lasciarci andare alla bellezza che l’Universo spesso ci sbatte in faccia con tanta violenza ed è invece così naturale lasciarci andare alla delusione, al senso di fallimento, alla tristezza, al senso di svuotamento?

Se solo riuscissi a svuotarmi veramente!

Se invece di concentrarmi sul Vuoto amaro che percepisco dentro di me, ma che tale non è , dato che è un Finto Vuoto, ricolmo di amarezza, di rabbia, di delusione, di giudizio, mi concentrassi sul renderlo Vuoto Vero, privo di ogni cosa, pronto per essere riempito solo di Luce, di cose buone, di cose belle, di emozioni vibranti, di passione, di energia prorompente.

Se potessi spegnere il mio cervello, quella mentechementecostantemente e m’illude con le sue inappellabili ragioni, piene di logica inconfutabile, che ad ogni crepa riesce a produrre aggiustamenti alle mie giustificazioni tali da renderle altrettanto inappellabili, quella Mente che giudica, taglia a pezzi, analizza, ritaglia e poi ricuce ogni cosa, così, in maniera spesso totalmente inutile e improduttiva, come se il suo Ego si nutrisse di se stessa e del suo filosofeggiare, facendosi domande, dandosi risposte con tecnica Marzulliana perfezionata in anni di esercizio….

Vorrei trovare quel pulsante.

Io ci credo. So che esiste un pulsante per spegnere questo meccanismo.

Come quella bambola che avevo da piccola che si chiamava CAMILLA LA BAMBOLA CHE STRILLA, la quale aveva un bottoncino al centro della schiena che, se attivato, la faceva piangere fino allo sfinimento.

Un tempo qualcuno mi disse che non mi rendevo conto di quanto mi compiacessi nel dramma della vita, quanto la mia fosse un’anima tendente al dramma, romantica, forse oggi si direbbe Emo. 🙂

Da allora promisi a me stessa che ogni volta che sarei ricaduta in quel meccanismo, lo avrei osservato dall’esterno per comprendere quanto fosse reale il mio dolore, o quanto il mio compiacermi nel soffrire mi inducesse a renderlo più intenso e prolungato nel tempo, nutrendolo io stessa per renderlo degno delle migliori tragedie greche.

Ma questa notte no…l’ho guardato sapete? L’ho guardato a fondo e mi sono chiesta se fosse reale e quanto valesse la pena lasciargli quello spazio in una notte così splendente. Era reale ( forse dovrei dire reale per me? E in fondo cos’é la REALTA’?)…e mentre il Sentire nell’Ascolto chiedeva aiuto alla Mente affinché riuscisse a collocare quel dolore ai margini di un tempo non presente, il cuore continuava a gridare e a pungere proprio lì…al centro del petto….e le lacrime scendevano…così…da sole…come un contenitore che pieno fino all’orlo tracima del suo contenuto…

Mi aspetta un altro week end di paura nel mio ruolo di Barman in 4 mosse. Mi sento sfiancata ancora prima di cominciare. Ma va da sé che da qualche parte l’energia devo trovarla. Perché non ci si può tirare indietro, perché non si può mollare, perché bisogna reagire.

Si. Ma quando imparerò ad AGIRE

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2 pensieri su “NOTTE DI LUNA

  1. Perché ci si sente abbandonati?
     Perché si è sordi. E ciechi. E bambini.
     Ed è difficile rimproverare un bambino perché è bambino. Deve solo crescere e non rimanere bambino. Però non vuole crescere.

    Hai presente “notte dell’anima” di San giovanni della Croce? No? Beh, allora ti dico in sintesi: non si guarisce da quello stato che descrivi finchè non senti delle mani che ti strappano il cuore, di notte, mentre non puoi dormire e stai sveglia con gli occhi aperti. Senti il dolore e ti chiedi come sia possibile soffrire così tanto per qualcosa che non sia un dolore fisico “reale”, come un’amputazione o una ferita. Eppure senti quelle mani che frugano e strappano via i tuoi pezzi, che ti strappano il cuore. Così rimani senza cuore, la notte è finita ma capisci che qualcosa se n’è andata. Puoi riprendere a vivere ma ti manca quel pezzo, il cuore. Senza cuore riesci ad affrontare le cose, non soffri più.

    Poi un giorno decidi tu se chiedere a Dio di restituirti o meno il cuore, se vuoi tornare a soffrire perchè il tuo cuore ti manca troppo o se vuoi restare così, con poca sofferenza e un pezzo in meno. La restituzione è molto lenta, non torna subito, hai sempre il dubbio che qualcosa non sia tornata del tutto.

    Se non affronti quest’esperienza non guarisci, c’è poco da fare, al massimo tieni i sintomi sempre sotto controllo. Ma per guarire devi accettare il dolore, e non lo auguro a nessuno, è straziante. Cmq Dio ha un piano per ciascuno di noi, personalizzato, se ha deciso che un giorno dovrai scegliere, non hai scampo: un giorno dovrai scegliere. Se ti concede la tregua di non sapere, non affrontare, schivare un po’ la vita, allora soffri di meno.

    La sofferenza è un messaggio, un codice, una lingua, una telepatia, è il modo in cui parla Dio, scritto sulla carne. E’ un insegnamento. Come scrive il De Imitatione Christie: “Se esistesse una strada più sicura della sofferenza per arrivare fino a Dio, suo figlio l’avrebbe percorsa. Ma non c’è e ha scelto di soffrire”. Per mostrare come si fa. Così. Se Dio ha voglia di fare quattro chiacchiere con te, stai sicura che ti passa un trattore sull’anima.

    Nel dialogo tra l’uomo e Dio cmq, gli altri non c’entrano, non sono presenza gradita, non possono parlare, aiutare, dare consigli, è un momento in cui si sta soli. Mandare tutti a fare in c… in questi momenti è cosa buona e benedetta.

    La cosa dello svuotarsi è una minchiata new age che quando gli indiani li vedono arrivare li chiamano le scimmie bianche, che davvero non hanno capito un ‘azz. Non c’è niente né ci può essere niente di vuoto, non c’è una particella vuota nell’universo, né un cervello che abbia mai trovato alcuna forma di vuoto, anzi è concepito per stare acceso anche di notte, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno, 366 nei bisestili. Dio l’ha creato così, non c’è vuoto. E se chi traduce i testi orientali fosse meno ignorante avrebbe capito da secoli che il vuoto, la vacuità, non è nella mente, ma nell’interpretazione che la mente da delle cose. “Tutto è vuoto” vuol dire che tutto ciò che i nostri sensi ci raffigurano come realtà è vacuo, vuoto, noi non riusciamo a cogliere il reale delle cose. Ma le cose sono piene, anzi strapiene, tant’è che i nostri sensi ne colgono solo una minima parte. Cercare il vuoto è solo fonte di sofferenza, tanto non lo troverai mai. Certo se il tuo compagno per accontentarti accetta di darti una botta in testa, forse in quel momento raggiungi davvero il vuoto mentale e hai risolto tutti i problemi. E’ l’unico sistema per spegnere il macchinario, veloce ed economico. Tutto il resto aggrava. Avrei parecchi miei post da consigliarti, però ti chiedo di dare un’occhiata qui (non sono certo un guru, ma un po’ di buonsenso mi è rimasto):

    http://exodusclic.blogspot.com/2011/02/limbroglio-parte-prima.html

    C’è scritto anche come non esista azione, ma solo reazione , quindi non perdere tempo, stanche soltanto e poi non puoi fare le nottate al bar. A proposito, e se tu fossi solo stanca? Sai, quando il cervello dorme i problemi li tratta di notte, si da le risposte e riorganizza, se non si dorme ciò avviene di giorno! Quindi è probabile che se tu riposi e dormi MOLTO le scintille avvengano quando non sei consapevole, che poi è il modo giusto di vivere, dato che le scintille comunque devono esserci.

    Per esperienza posso dirti che tutti questi discorsi però non risolvono niente in quanto li risolve solo Dio. L’uomo non è in grado. O si passa da Lui o ciccia.

    Ciao!!!

    • Uhauuuuuu! Che risposta intensa e completa. Grazie per le tue parole. Beh il mio rapporto con Dio negli anni è cambiato molto ed è diventato molto personale.
      Quando parlo di vuoto intendo svuotarmi delle cose inutili per poter vivere la vera densità della vita ( che come dici anche tu è tutt’altro che Vuota!).
      Ho proposto al mio compagno la botta in testa ed ovviamente ha accettato di corsa dicendomi che per tutto l’amore che prova è disposto a fare qualsiasi cosa per me !! 😉 🙂 🙂
      Leggerò sicuramente i tuoi post a partire da quel che mi hai segnalato.
      Per quanto riguarda la stanchezza…si sono molto stanca…questa esperienza estemporanea di barman è terminata questa mattina alle sei. Però devo dirti che la stanchezza è in realtà una mia grandissima amica, perché mi consente di mollare quel maledetto vizio di controllo che appartiene al mio carattere e che mi costa un sacco di energia. Quando la stanchezza ha invece il sopravvento, improvvisamente divento più morbida, flessibile, aperta sia nel ricevere che nel dare….quindi benedetta sia la stanchezza !!!
      Ora appena mi riprendo da questo tour de force dovrò pensare nuovamente come fare ad arrivare alla fine del mese…e quindi non credo ci sarà un gran riposo per me…ma va da sé che questo momento ( lungo lunghissimo momento) è così e questo richiede.
      Meno male che ci siete voi che ogni tanto con le vostre esperienze mi fate sentire che in questo Viaggio siamo tanti e tutti, chi più , chi meno con la voglia di arrivare almeno a fare una cosa : VIVERE!
      Un abbraccio e grazie ancora per le tue parole.

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