TOCCARE IL FONDO

Esiste un non spazio e un non luogo ove io possa trovare pace?

Qual è il confine fra il vivere, il sopravvivere e il lasciarsi vivere?

Cosa significa lasciarsi andare, non mollare, tenere duro, reagire, restare dritti ?

Oggi il suono sordo del mio toccare il fondo, rimbomba intorno a me…la mente non si spegne…rincorre disperata soluzioni immaginarie, utopie di cambiamenti irrealizzabili

Lacrime spinte a forza nel fondo di quel barile già raschiato oltremisura, il piede batte nervoso come in preda a un tic irrefrenabile, il fiato è corto come quando non è sufficiente, l’istinto di sopravvivenza grida come la sirena di un allarme che comunica al mondo l’invasione di un luogo già depredato….

Prima reazione : fuga.

Ma non esiste fuga che tenga…gli errori ti inseguono, i limiti ti stracciano, l’energia viene a mancare, i colori scompaiono e la voglia di mollare è sempre più tangibile…

Vita, ti prego….solo un istante, solo un piccolo istante di pace, di silenzio, di respiro…

…così…solo per poter sorridere un pochino e smettere di sentirmi piccola, sola, disperata, stanca, messa all’angolo, stracciata..

…solo un piccolo unico istante in cui potermi sentire semplicemente…Viva.

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2 pensieri su “TOCCARE IL FONDO

  1. Seconda reazione: Tolgo le mani dal viso e guardo intorno. Una piccola luce, una candela. C’è ancora vento la fiamma è flebile, cede, si riprende . ma la luce ti riaccende i contorni, ti elimina quel nero opprimente. Ti ricorda che domani c’è un alba. Non sei più sola. Quella fiammella te l’ha ricordato. Quel silenzio ora è più sereno, non più accusatorio e opprimente. Con una sola candela riapri la notte, ritrovi l’orizzonte. Ora si può aspettare l’alba in silenzio. Pensando solo in che nuova direzione andare….

    Davanti ar crocifisso di un chiesa una candela accesa si strugge da l amore e da la fede.
    Je dà tutta la luce tutto quanto er calore che possiede senza abbadà se er foco .
    La locra la riduce a poco a poco.
    Chi nun arde non vive…Com é bella la fiamma di un amore che consuma ..
    Purché la fede resti sempre quella.!
    .Io la guardo e penso …
    Trema la fiammella la cera cola e lo stoppino fuma.,..

    Trilussa

  2. Quando uno muore più giù non va. Non che debba morire per arrivarci. I samurai che potevano morire in ogni momento pensavano alla morte sempre. Avendola accettata trovavano pace. Gesù nell’orto degli ulivi pensava alla morte, alla sofferenza, e sudava sangue. Se lo sudi anche tu è normale. E’ tutto normale, fa parte della vita. Il dolore fa parte della vita. Non c’è errore né anomalia. Perché altri soffrano di più non è dato saperlo all’uomo.

    L’istinto porta a sopravvivere e il corpo lotta per non morire. Spiace dirlo ma in questi frangenti, si vede la differenza tra l’uomo e l’animale, che non sono la stessa cosa. L’animale lotta fino alla fine, l’uomo può decidere di dire “basta” e lasciarsi andare, superando l’istinto alla lotta. E non è facile, è proprio un passo evolutivo, di fede, di coraggio, di “lasciarsi andare” ancora prima che le forze gli siano mancate, “lasciarsi andare” quando potrebbe ancora combattere.

    Non sei ancora alla frutta perché il tuo corpo e la tua mente sono lucidi, ma dovresti fare, a mio avviso, e alla faccia di tutta la logica umana, quella dei guru e dei benintenzionati (che però non stanno sperimentando la tua sofferenza), dovresti fare “come se” tu fossi arrivata al limite e non avessi più forze. Dovresti “perdere”. Perdere significa rinunciare ai propri sogni, a tutto, significa “morire”. E, di solito, finché rimane un alito di vita si lotta. Fare quello che ti dico è psicologicamente un salto nel buio, perché si rinuncia a lottare, ma tanto poi non cambia niente in quanto il corpo fa ugualmente le cose, la mente, quella vera, dirige le operazioni, solo che salta la parte che ha paura.

    Quando mi sono trovato nella tua situazione ricordo che le mie preoccupazioni arrivavano fino a sera, non oltre. Ho rifiutato di pensare al dopo in maniera caparbia e assoluta, consapevole che non serviva. così al massimo avevo le sofferenze della giornata e non oltre. La sera ringraziavo Dio perché anche quella sera avevo un tetto sulla testa. sono stato a digiuno ma non troppo. Dovevo dei soldi e quello era preoccupante, li ho dovuti chiedere e poi li ho restituiti. Ma arrivavo al massimo fino a sera e pensavo che non era detto che l’indomani mattina mi svegliassi vivo (nessuno è padrone del proprio destino), così limitai i pensieri.

    Poi, da credente, ho pregato molto, un vero “patto con Dio”, ho accettato cose che sentivo Dio mi chiedeva ma che in altri momenti non avrei concesso. Ho detto, come i bambini “farò questo, questo e questo” come vuoi tu ma tirami fuori da questa situazione. Non moralismi, cose maledettamente serie che sentivo era giusto io facessi ma non riuscivo. Quando ti trovi in quella situazione riesci a fare delle cose che in nessun altro momento della vita. E’ un buon momento, fare, peggio non andrà, mettersi a posto con Dio. E poi ne uscivo fuori.

    Ahemmm… questo modulo comunicativo è rimasto nel tempo, anche ieri ho dovuto fare un “fioretto”, quando Dio mi vuole aiutare a fare qualcosa che sento dio dover fare ma non voglio, mi invia la sofferenza. Con la spinta della sofferenza si rompe ogni timidezza!

    A me dicevano (e dicono quando non si fanno i “azz loro) “coraggio è un periodo, vedrai che passerà”. Un cavolo, non passa mai, si riprende sempre d’accapo. La differenza adesso è che non sono solo ad affrontarlo quando la botta arriva. Ma quando uno non sa che dire, e cosa dovrebbe mai dire, si lascia scappare quel “coraggio, non può piovere sempre”. Che consolazione del “azz, come se servisse a qualcosa. Quindi non lo dirò a te. Dirò, ahemm… “sei piccola, sola, disperata, stanca, messa all’angolo, stracciata..”. A posto, si può lavorare adesso, se non sei malleabile in quella situazione non lo sarai mai, senza corazza ci si rapporta meglio. E’ un’opportunità, solo che occorre accettarla. Può essere che domani si aggiusti tutto, ma se succede, per quanto strano, avrai sprecato questo momento. Hai detto che hai un rapporto con il Divino, OK, secondo me se non lo invochi adesso, con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze, vuol dire che questo è l’inferno. Ovvero l’assenza dal Divino dalla tua storia, perché non vuole esserne parte, vuole proprio esserne il primo protagonista. Lui Primo, tu seconda, Dio è questo. Può darsi che domani cambi tutto e cessi questa prova, ma se non compi questo passo che senso avrà avuto tutta questa sofferenza? Nessuno. Avrà senso solo se ti affidi completamente, senza resistenze, senza combattere, accettando le cose come Lui le ha fatte, senza cercare di cambiarle. E’ un tempo, non dura per sempre, ma è il momento più importante, quello in cui si decide se siamo più importanti noi o Dio, e non c’è collaborazione che tenga, spesso i progetti non coincidono, si sceglie l’uno o l’altro.

    E poi a me sto’ divino come viene descritto mi sembra parecchio annacquato, se questo è Dio vuol dire che probabilmente non c’è. Se c’è ha potere. Se c’è cambia le cose. Se riesce a cambiare le cose e tu hai chiesto fino a logorarti le corde vocali vuol dire che c’è. Se c’è non temi più niente, hai visto che c’è. Se hai vinto la paura è finita. C’è gente che è entrata nella fossa dei leoni cantando. Tu a voce come sei messa?

    Ciao

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