COME USCIRE DALLA GABBIA

Da qualche tempo seguo blog che parlano e promuovono, attraverso le proprie esperienze dirette e non , la nuova “corrente di pensiero” o nuova “filosofia di vita” definita con il nome di “downshifting”.

Uno dei blog che visito regolarmente è quello di Simone Perotti, autore del libro “Adesso basta” pubblicato da Chiarelettere. Non ho ancora avuto il piacere di leggere il libro, ma ne ho letto recensioni in rete e ne ho discusso con chi lo ha letto e lo ha trovato interessante.

Ho visionato i video che Simone ha pubblicato sul suo blog, ho ascoltato le sue parole e ho trovato interessanti spunti di riflessione. Considero la sua esperienza particolare, la sua scelta coraggiosa, il suo percorso tutt’altro che superficiale, il suo tono molto rispettoso.

Trovo che i principi contenuti nel downshifting siano sani, direzionati al recupero di valori che a causa della nostra vita frenetica, di quello che chiamiamo “sistema” sociale, economico, politico, culturale, si sono modificati, trasformati, persi.

Trovo che ci voglia coraggio nel riconoscere che ci si è persi nei meandri di una vita che non ci soddisfa, che ci spreme come limoni, che ci fa dimenticare quali fossero i nostri sogni, o che addirittura ci fa accorgere di non averne mai avuti, che ci fa comprendere quanto stiamo navigando a vista costretti ad attaccarci all’albero maestro mentre la tempesta infuria e ci fa maledire il giorno in cui ci siamo imbarcati in un viaggio o su una rotta che non era e non è la nostra…

Trovo che nella vita si abbia sempre la possibilità di scegliere, di cambiare, di riconsiderare, di ammettere che si è sbagliato, di ricominciare.

Ma trovo anche che sia molto difficile riuscire a farlo quando il downshifting te lo sbatte in faccia la vita stessa. E allora mi sono chiesta come si fa.

Come si fa a ritrovare i propri sogni, a perorare le proprie idee, a trovare la lucidità per capire la direzione, a ritrovare la progettualità, non tanto per un futuro che sembra impensabile, bensì sufficiente per il solo presente, quando l’ossigeno non basta neanche per le minime cose?

Si fa….evidentemente si fa….basta solo non concentrarsi soltanto su quel che manca, basta smettere di considerarsi dei perdenti, dei falliti, dei buoni a nulla, dei “sofartuttomanonsofarniente”. Forse basta fare quella passeggiata nel bosco di cui parla Simone, fatta di martedì mattina, quando tutti gli altri lavorano per sentirsi maledettamente soli nel proprio viaggio, ma anche incredibilmente liberi di gestire il proprio tempo, il proprio sentire. Forse basta non farsi condizionare dalla paura e domandarsi soltanto una cosa : “cosa ho da perdere?”.

Si fa…evidentemente si fa….basta solo capire come e soprattutto perché.

Ieri sera ho avuto l’immenso piacere di rivedere una carissima amica, di quelle che anche se non ci si vede per mesi, seppur lontana, riesce a sentirti quando stai piangendo sul terrazzo al tramonto carezzata dal vento e semplicemente disperata. Anche la sua vita ultimamente è stata travolta da alcune tempeste violente e il vento del Cambiamento, quello con la “C” maiuscola, sta soffiando forte anche per lei.

Ho pensato che non siamo poi così soli in questo Viaggio…intorno a noi, a volte lontano, a volte così vicino che neanche ce ne accorgiamo ci sono altri esseri che come noi stanno cercando di resistere ad un maestrale che tenta di strappare le vele, aggrappati al timone nel disperato tentativo di mantenere una rotta, o semplicemente di sopravvivere alla tempesta per poter scoprire quale nuova rotta intraprendere.

Ho pensato a Mikelalice, che proprio oggi lasciando un commento ad un mio post , mi ha detto che non è un momento roseo per lei, ho pensato a Simona che ho incontrato ieri al supermercato e che raccontandomi gli ultimi suoi accadimenti, mi ha fatto capire quanto sia difficile anche per lei questo stramaledetto “momento”.

Non siamo soli. E’ solo una impressione subdola, che si insinua dentro di noi, quando ci chiudiamo nel nostro piccolo mondo pieno di problemi, che ci sembra così invivibile e irrisolvibile da sembrarci inutile qualsiasi tentativo o sforzo o pensiero, mentre in realtà, là fuori, fuori da quella finestra che  grazie a questa meravigliosa estate lunga e splendente è lì ancora spalancata, c’è un mondo che ha solo bisogno di essere vissuto.

La porta della gabbia è aperta.

Per uscirne si deve solo arrivare all’uscio e oltrepassarlo.

Semplice no?

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Un pensiero su “COME USCIRE DALLA GABBIA

  1. Non semplice, ma doveroso, e non più difficile di rimanere dentro la gabbia! Io sono una vecchia principiante del downshifting e non ho nulla da insegnare in materia, ma ognuno prende la strada a modo suo, coi suoi tempi, no?
    LaStancaSylvie

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