LA MAGIA DEL “FARE”

Forse lo troverete curioso, ma oggi mentre svuotavo le borse della raccolta differenziata negli appositi bidoni, mentre l’aria fredda di questo soleggiato novembre mi sferzava il viso riflettevo sulla “magia del Fare”.

Come ho già detto spesso, la mia vita prima del tracollo, era una corsa contro il tempo. Dopo il tracollo è iniziato il tunnel dell’inattività. O meglio tale sembrava dato che i ritmi erano incredibilmente rallentati. Ho cominciato a lavorare più di mente. E per me l’inattività fisica non è certo una condizione naturale.

Domenica è stata una giornata particolare per me.

Rientrata a casa dopo una passeggiata con il mio compagno alla Fiera del paese, abbiamo mangiato un bel piatto di minestra di verdure, bevuto il caffè e fumato la sigaretta di rito.

Da qualche giorno, grazie al mio impegno verso il mio blog di cucina, avevo in testa di provare a fare il pane in casa.

E dopo aver controllato che i panni stesi non fossero già da ritirare, mi sono messa a miscelare gli ingredienti e ad impastare il “primo pane della mia vita”.

Avevo già dentro di me la certezza che cucinare fosse una delle dimostrazioni più pratiche di cosa possa significare alchimia e questa esperienza non è stata altro che una ulteriore conferma.

Nel passare davanti all’impasto lasciato a riposare per permettergli di lievitare, percepivo sul mio volto il sorriso di chi sta aspettando il “miracolo”.

Nell’attesa, al mio compagno è venuta voglia di pizza per la cena, così, candido mi guarda e dice: “Facciamo la pizza?” E io come se fosse la cosa più normale del mondo : “Perchè no!”

Così preparati gli ingredienti per la “prima pizza della mai vita”, dato che era presto e la lievitazione del pane andava a rilento, ho deciso di sistemare la cucina. Così prendi gli oggetti su ogni scaffale, toglili, pulisci il ripiano, decidi la nuova disposizione delle spezie e degli aromi, smembra e assembla il contenuto delle decine di scatole di tisane, the verde, karkadè, elimina il superfluo, controlla la dispensa, fai la lista della prossima spesa.

In tutto questo ogni tanto uno sguardo all’impasto e al suo lievitare e un bacio al mio compagno intento a lavorare alacremente al pc.

Finito di sistemare la cucina, sguardo soddisfatto e nuovo invitante aspetto di un ambiente piccolo, ma ora meglio organizzato.

Bene. Ora però è il momento di dedicarsi alla pizza. E via a miscelare altri ingredienti e a impastare, con forza, con entusiasmo, con allegria, quella intima, che sorride dentro e nessuno può vedere.

E via nel forno…..il profumo che si spande e pervade la casa quando si cucina mi scalda di una sensazione che mi ricollega a qualcosa di atavico….antico….dimenticato.

Sfornata la pizza, mangiata la pizza ( diciamo che può essere migliorata, ma di sicuro non è avanzata! ), preparato le pagnottine di pane da infornare, lasciate riposare, infornate e…voilà: dopo 20 minuti un profumo di pane caldo, fragrante e gustoso.

Lo guardo e mi accorgo di pensare: “caspita! L’ho fatto io!” Non resisto e lo assaggio…E’ proprio buono. Subito a far critiche :”avrei dovuto cuocerlo due minuti in meno, avrei dovuto fare le pagnottine più grandi, non ha lievitato come avrebbe dovuto…..” quella parte di me che cerca sempre la perfezione e chiede a se stessa l’impossibile non sta mai zitta, ma questa volta, è bastato uno altro sguardo alle pagnottine fragranti e la testa ha fatto clic e sulla mia faccia si è dipinta di nuovo soddisfazione mischiata a dolce stupore. Ero felice.

Sono andata a raccogliere i panni stesi, li ho piegati, li ho sistemati nell’armadio e ho riordinato la stanza.

Sono andata a dormire felice e soddisfatta come non mi capitava da tempo.

Ecco perchè oggi pensavo alla “magia del fare”.

Per me FARE ha sempre significato CREARE e non semplicemente ESEGUIRE. Mi sono sempre sentita stretta nelle mansioni in cui dovevo semplicemente Eseguire qualcosa. E anche quando le situazioni mi costringevano a questo, riuscivo sempre a rendere il mio “fare” un “creare”.

Credo fermamente che questo sia sempre possibile. Anche nell’eseguire il più semplice compito, mettendoci del personale, la propria energia, il proprio punto di vista, la propria personalità, quel “fare” può diventare qualcosa di tutt’altro che meccanico e ripetitivo.

Spesso non crediamo nella nostra capacità di dare un contributo speciale a ciò che facciamo, che sia preparare un pasto per le persone che amiamo, compilare un curriculum, svolgere il proprio lavoro quotidiano, sia esso da operaio o impiegato.

Ovviamente le persone che hanno un carattere attivo troveranno più semplice e “vicino” ciò di cui sto parlando, ma consiglio vivamente anche a tutti coloro che si sentono più vicini ad una dimensione passiva a sperimentare il “fare” perché potrebbero scoprire una nuova felicità.

Provare per credere. Spesso la Magia si nasconde proprio nelle cose più semplici.

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3 pensieri su “LA MAGIA DEL “FARE”

  1. Io cerco la magia del “non fare”. In un linguaggio più occidentale, più “comprensibile” potrebbe essere tradotto come “fare senza cercare di fare”. Un po’ quel che ti è successo con il pane e la pizza. Cercare di “fare” ostacola il “fare”. Lasciarsi andare lo rende possibile.

    Per essere una “tracollata” mi sembri abbastanza vispa. Ho colleghe che guadagnano bene con me al lavoro e ogni tanto il Centro Studi Preistorici le chiama per le visite di controllo. Potrei aggiungere che il loro psicologo si è dato al bere, che il confessore è diventato ateo e comunista, che il loro Windows si è suicidato, che le loro Geox sono morte soffocate, che il sacerdote Vou-Dou tenta invano di convincerle a tornare nella cripta e che la torre di Pisa prima di scontrarsi con loro in una giornata in cui avevano la luna storta era ben diritta. Solo per dire che, per quanto assurdo sia pensarlo se non lo si sperimenta, che ciò che siamo, la nostra felicità, spesso non dipende da ciò che pensiamo, desideriamo, speriamo. Magari, per quel giorno, sta in una pizza.

  2. Ognuno è ciò che è, non posso indicarti la strada, la tua strada è solo tua. Il bello è che sei tu a costruirla, quindi puoi metterci gli ingredienti che vuoi. E scartare gli altri, i sapori che non piacciono. Alla fine dovrebbe venir fuori un piatto gustoso. Magari, come il primo pane, non sarà perfetto, ma non rimarrà niente lo stesso, verrà mangiato tutto.

    Ciao.

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