DUBBI

dubbioso

E’ più facile difendersi dal mondo esterno o da se stessi?

Quattro anni chiusa nella Grotta del mio dolore e della mia sconfitta ( o che io credevo tale ) mi hanno portata, avendo chiuso il mondo fuori dalla porta, a dovermi difendere unicamente da me stessa.
Uscire dalla Grotta e tornare nel mondo esterno, oggi mi conduce a percepire fortemente, soprattutto in alcuni istanti, la necessità di dovermi difendere dagli altri.

Fra i due mali, mi rendo conto che non si può decidere quale sia meno peggio.

Ciò che ad oggi mi fa sentire come mi sento ora ( oggi è uno di quei giorni in cui ritengo di aver subito un attacco immotivato e violento da quel che chiamo mondo esterno ) è il solo pensare di dovermi difendere: mi fa sentire profondamente stanca e triste.

Oggi quindi ho questo fiume di domande che mi sgorgano in parte dal Cuore e in parte dalla Mente.

Come si fa a smettere di sentire la necessità di difendersi?

È giusto che questo accada e sia imprescindibile in questa materia densa e pesante, seppur così ricca e meravigliosa?

Qual è l’atteggiamento migliore da adottare?

Per difendersi dagli altri basta mandarli “in quel posto” e per difendersi da se stessi basta non ascoltarsi ?

E in entrambi i casi….il problema è risolto o solo rimandato alla prossima aggressione?

Perché tendiamo a sentirci costantemente minacciati da ciò e da chi ci circonda?

Perché pur non facendo nulla di intenzionale a ferire la o le controparti, accade che essa o esse si sentano a prescindere attaccate, invase, scavalcate e quindi ferite?
Se l’essere umano è fatto anche di emozioni e le emozioni vanno vissute in quanto parte integrante della nostra vita, quali sono gli strumenti atti a riconoscere quali emozioni debbano avere spazio e possano essere vissute, quali debbano essere trasformate e quali eliminate al loro nascere?

Perché pur comprendendo la natura di ciò o di chi hai di fronte, il tipo di energia che la/lo muove, cogliendo le dinamiche che la/lo spingono a scegliere un atteggiamento piuttosto che un altro, ci ostiniamo a credere, pensare e agire come se potesse essere diverso da come è?

Qual è il confine fra ostinazione e tenacia?

Quando il credere possibile qualcosa, nonostante tutto dica, dimostri, gridi, manifesti il contrario e non in base a principi soggettivi, diventa pura ostinazione ?

Quando la tenacia si trasforma in ostinazione? E quando accade, come possiamo accorgercene?

Tenacity

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