FUORI POSTO

fuoriposto

Vi siete mai sentiti fuori posto?….

Per me, sentirsi fuori posto significa non trovare più un significato ai propri gesti, ai propri pensieri, alle proprie azioni, al proprio fare quotidiano.

Sentirsi estranei alla propria vita non è esattamente una sensazione che si possa definire piacevole. Tutt’altro direi…

Senti estranei i tuoi vestiti e con essi quell’immagine riflessa allo specchio che rimanda qualcosa che sembri non conoscere…

I luoghi che, fino a ieri, ti sono sembrati rifugio, conforto, rada in cui attraccare la barca dopo la tempesta, paiono ora freddi, vuoti, malsicuri e a volte oscuri..

Ma la sensazione peggiore è quella estraneità che avvolge ogni cosa e ti fa sembrare tutto…..indifferente….

Le persone ti guardano e ti definiscono “spenta”, priva di energia, annoiata, empaticamente piatta…tu ti guardi e non provi niente. Proprio come quando guardi qualcosa che non riesce ad arrivarti al Cuore.

Tu sai che non è così. Tu sai che questo in realtà è l’unico modo di sopravvivere ad un dolore che senti dentro e che se solo per un istante, trovasse pertugio in cui infilarsi per fuggire all’esterno dello scrigno, dentro al quale, tu, a forza, lo tieni segregato, parrebbe un tornado pronto a spazzare via ogni cosa sulla Via.

Sai che l’impedirsi di sentire è l’unica via per proteggersi da qualunque male, o forse più semplicemente dal tuo “male”.

E allora resisti al dolore, alle ferite, alle delusioni, alle paure, allo schifo, alla nausea, alla fame, alle provocazioni, alle richieste, alle domande.

Resisti e impari presto che l’unica Via è Resistere. Se resisti, prima o poi passa, cambia, si allontana, scompare…almeno per un po’.

E quando impari a resistere, diventa naturale resistere non solo a ciò che potrebbe farti male, ma anche a ciò che potrebbe farti bene.

Così ti chiudi. A doppia mandata con lucchetto d’acciaio a combinazione…di cui troppo spesso ne dimentichi addirittura la composizione.

E la cosa più incredibile è che a volte ti balza in testa l’idea che puoi aprirti, almeno un istante, così per provare a capire come ci si sente o più semplicemente perché ne hai proprio bisogno.

Ed eccolo lì…il Vuoto. Non trovi quello che speravi, quello che bramavi, quello che a volte somiglia all’ossigeno per chi da troppo tempo si sente in apnea…

Un testo che ho letto qualche giorno fa parlava proprio di questo e faceva risalire questo disagio all’infanzia. A qualcosa di basilare che è venuto a mancare proprio nei primi anni di vita…e quel buco non si riempie mai. Rimane un pezzo mancante e condiziona il resto della vita.

Ecco…forse la risposta è questa. Il mio pezzo mancante risale a quando ancora non sapevo cosa fosse il mondo e mi fidavo ciecamente di chi avevo vicino e quando ho avuto bisogno, ho trovato il Vuoto. E quel Vuoto mi ha abituata a costruirmi un’armatura che indosso ogni volta che qualcosa mi si avvicina troppo al Cuore per impedire che quando avrò bisogno io possa per l’ennesima volta restare d-elusa e incontrare ancora quel Vuoto.

Forse è il mio tempismo che è sbagliato. Forse quando decido di aprirmi capita sempre nei momenti in cui gli altri non hanno tempo, hanno le loro situazioni, le loro stanchezze e i loro problemi, o più semplicemente non pensano che tu abbia bisogno di loro.

Del resto come potrebbero pensarlo se ogni volta fai tutto da sola o dimostri di poter fare comunque da sola?

Quindi come sempre al termine delle mie inutili analisi pseudo psicanalitiche la responsabilità è comunque mia. Io che non mi apro per paura di essere ferita, io che quando decido di farlo o è il momento sbagliato o finisco col sentirmi ferita a prescindere, io che non so come interrompere questo meccanismo, io che mi sento maledettamente sola e fuori posto nella vita.

E l’immagine che resta è quella di una maledetta egocentrica bambina mai cresciuta che si rannicchia sul divano a piangere come se avesse ancora tre anni e si fosse persa nella foresta di notte.

Fuori posto…come un quadro appoggiato alla parete perché il chiodo non ha tenuto, o un libro disteso su file di altri libri perché nella libreria non c’è più spazio, come un leone che cammina sulla Quinta Strada a New York in pieno giorno, un grizzly in una foresta africana o un guerriero Masai al Polo Nord.

Fuori posto…semplicemente fuori posto.

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3 pensieri su “FUORI POSTO

    • ciao Sofia.
      Scusa il ritardo nella risposta.
      Credo di capire come ti senti. In questo mondo che va a rotoli e aumenta la pressione ogni giorno, non è facile, riuscire a trovare il proprio Posto. Ma quel che ho scoperto nel mio “percorso”, mi ha insegnato che spesso è dove guardiamo che fa la differenza. Acquisire la capacità di guardare con gli occhi del Cuore….affinare la capacità di discernimento per imparare sempre più a riconoscere ciò che incontriamo e quanto vibri di ciò che conteniamo…sentirsi meno soli e cercare intorno coloro che vibrano del nostro stesso sentire per accordarci in un unico armonico suono…è possibile. Credimi. Lo è.Scrivimi ancora quando vuoi se ti va…e prometto ti risponderò velocemente. Confrontarsi spesso è il primo passo e come dico sempre : “la Porta è la parte più lunga del Viaggio.”
      Un abbraccio.
      Namastè.

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