Decluttering e doni preziosi

La mia operazione di decluttering prosegue e nel suo fluire è diventato come un fiume in piena che tutto travolge, stravolge e avvolge. Nel suo esondare a volte copre…a volte scopre…quanto segue è quello che io definisco “un dono prezioso”, che ricevetti da un Caro Amico 15 anni fa….spero non me ne vorrà, se rendo partecipe il mondo dei suoi ragionamenti…per me allora furono, direi, illuminanti…spero lo siano anche per voi.

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Nasciamo una sola volta, due non è concesso; tu che non sei padrone del tuo domani, rinvii l’occasione di oggi, così la vita se ne va nell’attesa, e ciascuno di noi giunge alla morte senza paceEpicuro

Occasioni, possibilità, alternative, scelte, decisioni, tempo, ieri, oggi, domani, sempre o mai. Questi sono gli ingredienti della vita. Da quando le Elezioni Universali per la Predestinazione e il Libero Arbitrio hanno decretato la vittoria di quest’ultimo, la vita si è fatta un bel po’ più difficile, diciamoci la verità.

Dimostrerò come questa frase di Epicuro non sia solo semplicemente un invito al “carpe diem”, al godere del contingente, ma come sia soprattutto un invito all’azione, una condanna all’inazione. La vera colpa è di colui che non sceglie, non di colui che, posto di fronte ad un’alternativa, accolga un’ipotesi e, automaticamente e contemporaneamente ne rifiuti un’altra, migliore o peggiore che sia.

Analizziamola, questa epigrafe: la prima parte “ nasciamo una sola volta, due non è concesso”, sgombra il campo da qualsiasi ipotesi religiosa o para-religiosa di una vita dopo la morte, sia essa di premio, per godere dopo, o di punizione, per avere occasione di redimersi, di ben agire. Come diceva Woody Allen “Quello che non mi piace della religione è il concetto che paghi subito e godi dopo”.

Ma la vera parola-chiave della splendida massima di Epicuro non è occasione, ma attesa.

Le occasioni quasi mai vengono da sole. Quando siamo fortunati sono in coppia, e si presentano come scelte alternative, binarie. Il più delle volte, purtroppo, si presentano a grappoli, sono scelte n-arie, mutuamente esclusive. E’ allora che il lavoro si fa duro. Tuttavia la scelta, la selezione della opzione migliore e definitiva, come si dice nei migliori film, “ è un lavoro sporco, ma qualcuno deve farlo”.

Un concetto che non è esplicitato invece è se l’occasione debba essere trovata casualmente, come in un inciampo, o cercata attivamente. Ai posteri l’ardua sentenza, ma io dico che le occasioni prima si cercano, poi semmai si trovano.

Rimane dunque il problema della scelta, che non è dicotomico nell’oggetto della scelta ( A vs B ), ma semmai nel soggetto Scelta, contrapposto alla Non Scelta ( A o B ) vs niente (0).

Siamo quindi sottoposti a un bombardamento di occasioni, ma il più delle volte non usiamo un guantone da baseball per prendere qualcosa, ma un ombrello, per non (dover) prendere niente.

Non è valido quindi un giudizio, che non sia quello del catcher ( chiameremo così colui che sceglie, sempre per restare in linguaggio sportivo ), circa la qualità della scelta adottata, se scelta vi è stata. E’ valido invece il giudizio, che Epicuro per primo dà, su chi la scelta non la fa, facendo sì che “ la vita se ne va nell’attesa, e ciascuno di noi giunge alla morte senza pace ”.

Perché non è valido il giudizio (qualitativo ) sulla scelta ? Diamo due opzioni A e B.

Posti di fronte al problema della scelta applichiamo l’equazione ArB, dove r è una qualsiasi relazione fisica o matematica. Voglio ipotizzare che la relazione r sia quella che è l’eguaglianza (=) per il mondo della matematica. E la relazione di equilibrio ( immaginiamo una bilancia con i piatti in posizione di equilibrio ) per il mondo della fisica.

Ovviamente la relazione di equilibrio o di eguaglianza è la sola che necessiti di una scelta, laddove una relazione di diseguaglianza (A>B) renderebbe la scelta imposta e non più fatta. Il catcher, posto di fronte a una pioggia di piume e palle di piombo sarebbe soggetto passivo e non attivo dell’azione di scegliere, sarebbe per così dire “scelto” dalle palle di piombo.

Torniamo alla metafora matematica, quindi A=B. Se interveniamo scegliendo, ad esempio A, applichiamo una funzione di sottrazione all’equazione: A – A = B – A e quindi B – A = 0. Scegliamo A e quindi azzeriamo l’effetto di B. Da questo momento è inutile comparare A con B visto che B ha smesso di esistere come alternativa. B = k nel senso che ha un suo “peso” k costante, ma “leggibile” solo in funzione dello strumento di misurazione ( bilancia?, metro?, orologio? ). A invece da ora ha un valore Va = f(t), ossia è variabile in funzione del tempo ( nostro ) e di come lo faremo fruttare.

Parliamo della non scelta.

Introduciamo il concetto di entropia che, come si sa, è l’equilibrio totale a cui tende l’universo. La vita, per come la conosciamo, è profondo squilibrio. E’ scambio energetico tra elementi con diverso “peso”. L’osmosi e l’elettricità, che sono meccanismi base della vita, nascono dove c’è differenza di tonicità o differenza di potenziale. Lo scambio osmotico si esaurisce quando due soluzioni diventano isotoniche, ossia quando tra di loro c’è equilibrio La scintilla elettrica scaturisce quando un corpo carico si avvicina ad uno scarico, e cede un po’ della sua energia. Poi l’equilibrio torna a regnare. Quando tutte le differenze si esauriscono l’Entropia è totale. L’universo si spegne. Tutto muore.

Chi osserva l’equazione A = B osserva la morte. Chi non sceglie, in realtà sceglie la Morte.

Chi non sceglie è già morto.

Chi sceglie è vivo.

Scegliete dunque se siete vivi, finché siete vivi.

E, aggiungerei, cercate sempre di andare incontro all‘alternativa.”

A.V.

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