LA MENTE QUIETA

brain_logic

Oggi parliamo di Neuroscienza.

Quanto segue è per stimolare riflessioni e condurre a pensare di sperimentare prima o poi, strumenti come la meditazione che, se praticata con serietà e in maniera corretta, consente nel tempo, di giungere ad alcuni risultati incredibili, in merito alla gestione delle sotto nominate “onde alfa” e all’aumento delle nostre capacità di concentrazione, azione e risultato.

 

La mente in stato di grazia”

Questo articolo è apparso sul periodico inglese New Scientist.

La sua traduzione è stata pubblicata dal settimanale italiano Internazionale n.937 del 24 Febbraio 2012.

Riporto testuali parole.

Buona lettura.

 @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

 “Sto per scoppiare in lacrime dietro la mia barriera di sacchetti di sabbia mentre, venti uomini mascherati, corrono urlando verso di me, armati di fucile e con il giubbotto carico di esplosivo.

Per ogni avversario che riesco ad abbattere, saltano fuori dal nulla tre nuovi aggressori.

É chiaro che non sparo abbastanza velocemente. Il fucile s’inceppa di continuo a causa del panico e dell’incompetenza.

La mia unica salvezza sta nel fatto che, gli aggressori, sono solo in un video proiettato su tre schermi.

Si tratta della simulazione con cui l’esercito degli Stati Uniti addestra i soldati a prendere dimestichezza con le armi.

É studiata in ogni minimo dettaglio, per sembrare un attacco in piena regola. Io sto fallendo miseramente. Anzi, sono così demoralizzata che sono tentata di posare il fucile e andarmene.

Poi però mi mettono gli elettrodi.

flow

Sono in un laboratorio di Carlsbad, in California, e sto cercando di raggiungere uno stato indefinibile che i ricercatori chiamano “flow”, flusso,  quel senso di calma e concentrazione che caratterizza le prestazioni eccezionali in tutti i campi.

É una condizione molto difficile da definire e, più che mai, da controllare, ma presto, una serie di nuove tecnologie potrebbe permetterci di ricrearla. L’idea è trovare una scorciatoia che riduca il tempo necessario per acquisire una nuova abilità: giocare a tennis, suonare il piano o diventare tiratori scelti.

É una bellissimo notizia per chiunque si avvii sulla tortuosa strada dell’eccellenza.

Secondo uno studio di Anders Ericson, dell’università della Florida a Tallahassee, per diventare esperti in qualsiasi disciplina, ci vogliono di solito diecimila ore di esercizio.

In tutto questo tempo il nostro cervello crea una serie di nuovi circuiti che alla fine ci permettono di praticare quella disciplina automaticamente, senza essere coscienti di quello che facciamo. Pensate a come il campione di tennis  Roger Federer,  1744ed1fca3ec7dc946ec582ed414f58_large

dopo anni di allenamento, riesce a combinare con grazia una complicata serie di azioni quando, con un occhio alla palla e uno al suo avversario, sfodera un rovescio imprendibile, eseguito in un attimo di concentrazione simile a quello di chi pratica lo zen, una condizione in cui il tempo, sembra fermarsi e siamo completamente focalizzati su quello che stiamo facendo.

Gli esperti lo citano spesso per descrivere cosa si prova quando si è al massimo delle proprie capacità. Con anni di pratica diventa naturale riuscirci e non è necessario essere una professionista. Alcune persone raccontano di aver avuto la stessa capacità di concentrazione fin dall’inizio del loro addestramento. Questo ha fatto pensare che fossero più predisposte al flusso.

csikszentmihalyi

Secondo Mihàly Csikszenmihàly, psicologo del Claremont graduate University, in California, la capacità di concentrarsi senza fare sforzi, accelera i progressi e, la sensazione di gioia che l’accompagna, rende meno faticoso l’allenamento successivo, predisponendo la persona al successo.

Le ricerche di Csikszenmihàly sul flusso dei bambini, però hanno dimostrato, per dirla con parole sue, che “ i ragazzi che non amano la materia in cui sono più dotati, per esempio la matematica o la musica, smettono di sviluppare le loro capacità e ricadono nella mediocrità”.

Nonostante il ruolo fondamentale svolto nello sviluppo del talento, molti ricercatori pensavano che il fenomeno del flusso fosse troppo difficile da studiare a causa delle sue connotazioni mistiche legate alla meditazione.

Alla fine degli anni settanta Csikszenmihàly, che all’epoca era all’università di Chicago, contribuì a modificare questa convinzione, dimostrando che quello stato poteva essere definito e analizzato empiricamente. Nel corso di uno studio che avrebbe fatto epoca, intervistò qualche centinaio di persone di talento – atleti, artisti, campioni di scacchi, alpinisti e chirurghi – e riuscì a individuare quattro caratteristiche fondamentali del flusso.

La prima è una concentrazione totale che fa perdere il senso del tempo.

autotelico

La seconda è la cosiddetta autotelicità, (foto con descrizione della parola )la sensazione che l’attività in cui siamo impegnati sia gratificante in sé.

La terza è la sicurezza che le nostre capacità sono perfettamente adeguate al compito e quindi non proviamo né frustrazione , né noia.

Infine, quello che caratterizza più di tutto il flusso è l’automaticità, per esempio la sensazione che il pianoforte stia “suonando da solo”.

Quello che succede esattamente nel nostro cervello nello stato del flusso ha sempre suscitato grande interesse, ma è difficile da definire.

All’inizio Csikszenmihàly ci ha provato usando l’elettroencefalografia per registrare le onde cerebrali di alcuni giocatori di scacchi durante una partita.

Il ricercatore ha scoperto che nei giocatori più abili si rilevava una minore attività nella corteccia prefrontale, di solito associata a processi cognitivi superiori, come la memoria di lavoro e l’espressione verbale.

Può sembrare contro-intuitivo, ma mettendo a tacere l’autocritica, forse si lascia più spazio ai processi automatici, che a loro volta producono la sensazione di naturalezza del flusso.

Alcuni studi successivi hanno confermato queste scoperte, rivelando anche altre caratteristiche neurali del flusso.

chrisberka

 

 

Chris Berka e i suoi colleghi dell’Advanced Brain Monitoring di Carlsbad hanno studiato le onde cerebrali degli arcieri olimpici e dei giocatori di golf professionisti.

Qualche secondo prima di scoccare la freccia o di colpire la palla, si verificava un piccolo aumento della banda alfa, una delle fasce di frequenze prodotte dal rumore elettrico dei neuroni.

Questo aumento di onde alfa”, dice Berka , “è associato a una ridotta attività della corteccia e avviene più spesso negli esperti”.

Pensiamo che rappresenti la concentrazione sull’obiettivo e la soppressione degli altri input sensoriali”, dice Berka.

Il ricercatore ha scoperto anche che queste modificazioni cerebrali, sono accompagnate da un respiro più lento e da una riduzione del battito cardiaco, come ci aspettiamo che succeda in uno stato di concentrazione rilassata.

 

Certo forse è possibile definire lo stato di flusso e individuarne le caratteristiche, ma un principiante può imparare a mettere da parte le sue capacità critiche e concentrare al massimo l’attenzione in qualsiasi momento?

E se può farlo, otterrà risultati migliori?

Gabriele Wulf, una Kinesiologa dell’Università del Nevada a Las Vegas, provò a rispondere a questa domanda nel 1998, quando lei e i suoi colleghi studiarono i movimenti di alcuni atleti.

All’epoca non erano particolarmente interessati allo stato di flusso, ma scoprirono che potevano far migliorare rapidamente le capacità di una persona chiedendole di concentrare l’attenzione su un punto esterno al suo corpo. Gli aspiranti sciatori imparavano prima se si concentravano su una macchia davanti a loro. I golfisti che focalizzavano l’attenzione sulla mazza, erano più precisi del 20%, rispetto a quelli che si concentravano sulle loro braccia.

In seguito Wulf e i colleghi, scoprirono che le azioni fisiche di un esperto richiedono meno movimenti muscolari di quelle di un principiante, come si può notare nei grandi atleti.

I professionisti sono anche meno stressati mentalmente, hanno un ritmo cardiaco più basso e un respiro meno affannato, tutte caratteristiche della stato di flusso.

Queste osservazioni sono state confermate da studi successivi sui nuotatori. I principianti che ci concentravano su qualcosa di esterno, come il movimento dell’acqua intorno al loro corpo, nuotavano con la stessa grazia rilassata degli esperti, erano più veloci e tecnicamente più corretti. Quando invece i professionisti si concentravano sul loro corpo, rendevano di meno.

Le scoperte di Wulf si accordano bene con l’idea che il flusso, e un apprendimento più rapido, si verificano quando si smette di pensare coscientemente. “ Quando si punta l’attenzione su qualcosa di esterno, subentra un tipo di controllo più automatico”, dice Wulf. “Non si pensa più a quello che si sta facendo e ci si concentra solo sul risultato”.

Anche Berka sta cercando di provocare lo stato di flusso, ma con un metodo diverso. Il suo team sta addestrando alcuni tiratori principianti a usare il neurofeedback. 

berka casco

A ogni tiratore sono applicati degli elettrodi che rilevano alcune specifiche onde cerebrali e le mostrano su un display. Nel frattempo un monitor registra il battito cardiaco. Controllando il respiro e imparando a modificare le onde sullo schermo davanti a loro i principianti riescono a produrre le onde alfa caratteristiche dello stato di flusso.

Questo, a sua volta, li aiuta a esser più precisi nel colpire il bersaglio. In effetti , il tempo necessario per arrivare a sparare come professionisti, si riduce di più della metà. Ma, come ho scoperto personalmente quando ho provato il sistema, neanche il neurofeedback è infallibile. Ci vuole tempo e allenamento per produrre onde alfa perfette. Proprio quando credevo di esserci riuscita, sono sparite e ho perso la concentrazione. C’è un modo più veloce per costringere il mio cervello a entrare nello stato di flusso? Ebbene, anche in questo caso, sembra che la risposta sia sì.

É per questo che ho permesso a Michael Weisend, ricercatore del Mind Research NetworK di Albuquerque, in New Mexico, di collegare al mio cervello quella che sembra una batteria da 9 volt. 

12137 Cory MacPherson, WSRI Researcher Mike Weisend 9-12-13

Weisend appoggia l’anodo alla mia tempia e il catodo al mio braccio sinistro. “sentirà un leggero formicolio”, dice, e mi avverte che se stacco un elettrodo e interrompo il collegamento, il voltaggio che passa attraverso il mio cervello, mi accecherà per alcuni secondi.

Weisend è impegnato in un programma della Defence Advanced Reserch Projects Agency statunitense, studiato per accelerare l’apprendimento e usa la stimolazione elettrica transcranica diretta ( tDcs) per ridurre il tempo necessario ad addestrare i tiratori scelti.

Partendo dagli elettrodi una corrente a due milliampere, correrà attraverso la parte del mio cervello associata al riconoscimento degli oggetti, che è un’abilità importante quando si devono visualizzare tutti i dettagli di una scena in caso di attacco.

La leggera scossa elettrica ha lo scopo di depolarizzare le membrane neuronali della regione, rendendo le cellule più eccitabili e ricettive agli impulsi.

Come molti altri neuro scienziati che lavorano con la tDcs, Weisend pensa che questo acceleri la formazione di nuovi circuiti neuronali, mentre s’impara qualcosa. Grazie al metodo usato su di me, ha fatto aumentare di 2, 3 volte la velocità con cui, gli aspiranti cecchini, riuscivano a individuare un pericolo.

Ma , misteriosamente , anche questi cambiamenti che durano nel tempo, sembrano essere preceduti da una sensazione molto simile allo stato di flusso. “La prima cosa che dicono le persone dopo la tDcs, è che il tempo è passato molto velocemente”, dice Weisend.

E anche i loro movimenti sono diventati più automatici.

Dicono tutti di essersi sentiti calmi e concentrati, e le loro prestazioni sono migliorate immediatamente.

Non è ancora chiaro perché alcune forme di tDcs, dovrebbero facilitare lo stato di flusso. D’altronde se servisse esclusivamente a memorizzare, sarebbe difficile spiegare il miglioramento che si manifesta appena la corrente comincia a scorrere. Una possibile spiegazione è che gli elettrodi, in qualche modo, riducano l’attività della corteccia prefrontale, la zona usata per il pensiero critico, di cui anche Csikszenmihàly ha osservato il rallentamento durante il flusso.

Roy Hamilton, un neuroscienziato dell’università della Pennsylvania a Filadelfia, pensa che possa essere un effetto collaterale di alcune forme di tDcs. “La stimolazione elettrica transcranica diretta potrebbe avere effetti molto più ampi di quanto pensiamo”, dice Hamilton. Il ricercatore, inoltre fa notare che, alcuni neuroni, possono smorzare i segnali di altre cellule cerebrali della loro rete. Quindi è possibile che stimolando una zona del cervello si riduca l’attività di un’altra zona.

Altri ricercatori sono più scettici.

arnedietrich

Arne Dietrich, dell’American University di Beirut, in Libano, ha il sospetto che, se la corteccia frontale non è impegnata fin dall’inizio, l’apprendimento sarà pregiudicato. Dietrich pensa anche, che ci vorrebbe un tipo particolare di tDcs per ridurre l’attività della corteccia prefrontale. “Ma d’altra parte”, ammette, “non è chiaro che tipo di effetto onda eserciti la tDcs nel complesso. Indipendentemente dalla zona del cervello presa di mira”.

É comunque dimostrato che, non tutte le forme di tDcs producono il flusso.

Roi Cohen Kadosh, dell’Università di Oxford, non ne ha visto nessun segno quando ha messo un anodo sulle regioni cerebrali addette al ragionamento spaziale.

Ci vorranno molte altre ricerche per sciogliere questo dilemma.

 

Per il momento, mentre chiedo a Weisend di avviare la corrente, sono curiosa di vedere quello che proverò.

All’inizio c’è solo il leggero formicolio, poi improvvisamente sento in bocca uno strano sapore, come se avessi leccato una lattina di alluminio. Non noto nessun altro effetto. Comincio semplicemente ad abbattere un aggressore dopo l’altro. Mentre venti uomini mi corrono incontro brandendo le loro armi, io imbraccio tranquillamente il fucile, respiro profondamente e miro a quello più vicino. Poi decido con calma quale sarà il prossimo bersaglio. Dopo quello che mi è sembrato pochissimo tempo, sento una voce che dice “Okay, basta così”. Le luci si accendono ed entra cautamente un’assistente dell’Advanced Brain Monitoring, una ragazza appena uscita dall’università.

Non mi aspettavo quella calma improvvisa, pensavo che sarebbero arrivati altri aggressori, e sono piuttosto delusa quando cominciano a togliermi gli elettrodi. Alzo gli occhi e mi chiedo se qualcuno ha spostato in avanti l’orologio. Inspiegabilmente sono passati venti minuti.

Quanti ne ho presi?”, chiedo all’assistente.

Lei mi guarda con aria interrogativa e risponde:

Li ha presi tutti”.

Advertisements

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...