COME RITROVARE IL “NOSTRO CANTO”

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La musica è un’energia, e come ogni forma di energia, l’energia elettrica, la luce, le onde radio, i raggi laser, ha una sua frequenza e una sua lunghezza d’onda che agisce e interagisce con gli altri campi energetici che incontra. La materia stessa è energia, è questa una delle più rivoluzionarie scoperte di questo secolo, che a partire dalla teoria della relatività di Einstein stanno rivoluzionando tutte le correnti concezioni della realtà.

La musica può diventare uno strumento di comunicazione, incontro e scambio non solo tra le persone, e tra popoli e culture diverse, ma può svolgere prima di tutto la stessa funzione all’interno dell’essere umano, col potere di far emergere tutte le diverse sfaccettature dell’essere”diamante” che ognuno di noi è, e di cui spesso conosciamo solo uno o pochi lati, invece di godere della ricchezza e della molteplicità della nostra natura.

Musiche diverse stimolano e risvegliano in noi aspetti diversi, umori diversi, questo ormai lo abbiamo scoperto tutti, ma pochi ancora usano consapevolmente la musica per “accordare” il proprio essere sullo stato d’animo desiderato, o necessario di volta in volta.

Nella nostra cultura non siamo ancora sufficientemente attenti e consapevoli alla potenza del suono. La nostra è una civiltà nella quale è la vista il senso privilegiato, non l’udito.

Quando ci focalizziamo sul senso più potente, la vista, l’ascolto viene trascurato, ed è proprio questa la facoltà che abbiamo bisogno di esercitare per recuperare una nostra interezza.

La musica può diventare guida e maestra in un percorso di risveglio interiore e di armonizzazione della nostra personalità, se soltanto impariamo ad aprirci ai suoi effetti e alle potenti trasformazioni che essa può operare in noi.

La musica è uno strumento potente, questo lo abbiamo già detto, ma se non c’è da parte nostra l’adeguata preparazione o disponibilità, soltanto quella le cui frequenze sono più grossolane agirà su di noi, nostro malgrado, come certa musica da discoteca o le marce di guerra che mettono in moto l’adrenalina, o la musica da supermarket, con un leggero effetto ipnotico e rilassante che spinge il cliente a comprare di più, o i ritornelli insistenti della pubblicità.

 

L’akròasis, l’ascolto del mondo, è un’arte dimenticata. Siamo sordi all’ascolto della natura, delle persone, di noi stessi. E non avendo imparato ad ascoltare non ci rendiamo conto di quanto diversi possono essere gli influssi del suono sulla nostra psiche. Il suono è un’energia che si trasmette attraverso l’aria, proprio come l’elettricità è un’energia che si trasmette attraverso un filo conduttore, ma mentre stiamo bene attenti a non infilare un dito in una spina di corrente elettrica, maneggiamo con totale inconsapevolezza la dimensione sonora.

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ALCUNE DISSERTAZIONI STORICO – TECNICHE

 

La natura fisica del suono

 

Che cos’è la musica? Suono.

E il suono? Vibrazione? Si. No. Forse.

Non è infatti vibrazione, ma è l’effetto causato dalle vibrazioni. Solo un certo tipo di vibrazioni, in determinate condizioni, dà origine a fenomeni fisici che , grazie al nostro udito, possono suscitare in noi e in altri esseri viventi dotati di adeguati organi sensoriali le sensazioni che chiamiamo “suoni”.

La musica è prima di tutto nel mondo che ci circonda, in una macchina da scrivere o in un calabrone, nei nostri passi, nel battito del cuore e soprattutto nei silenzi. Al confronto di questa meravigliosa musica naturale, la musica prodotta dagli uomini è di una povertà e di una monotonia incredibili”. John Cage

La musica , come la luce e il calore, è un fenomeno vibratorio. Quando percuotiamo, per esempio, un tamburello, la membrana si mette e a vibrare; la vibrazione si trasmette all’aria, fino a giungere al timpano del nostro orecchio. E’ lo stesso meccanismo per cui quando gettiamo un sassolino nell’acqua si creano delle onde che si propagano nel circondario.

 

Definizione e misurazione del suono

 

Un suono può essere misurato secondo diversi parametri: altezza, durata, intensità, timbro.

L’altezza del suono dipende dalla frequenza delle vibrazioni : quanto più ravvicinate sono le vibrazioni tanto più alto ( come tonalità, non come volume ) è il suono.

L’unità di misura di queste frequenze è l’Hertz (Hz), dal nome del fisico tedesco Heinrich Heinz ( 1857-1894 ). La soglia inferiore del campo di udibilità dell’uomo è tra i 16 e i 20 Hz, quella superiore intorno ai 20.000 Hz.

La durata dipende dal perdurare delle vibrazioni nel tempo, mentre l’intensità del suono dipende dall’ampiezza delle vibrazioni, quanto più ampia è una vibrazione, tanto più intenso è il suono.

L’unità di misura dell’intensità del suono è il decibel, dal nome dell’inventore e fisiologo inglese Alexander Graham Beli. Maggiore è il livello dei decibel e più forte sarà il suono con un’intensità che aumenta in progressione logaritmica.

E il timbro dipende dalla forma della vibrazione: il suono di un flauto è diverso dal suono di un violino, questo si può notare anche nel diverso disegno – si tratta di micro oscillazioni- che l’onda sonora traccia nel suo movimento ondulatorio.

Ovviamente è esistita la necessità di creare un linguaggio che consentisse di scrivere sequenze di suoni. Così come è stato naturale dividere lo spettro di luce in sette frequenze, quelle che all’occhio si manifestano come i sette colori dell’iride, o dell’arcobaleno, scopriamo che anche nella musica il numero sette si impone spesso come significativo.

Il sette ha sempre avuto un significato particolare nell’ambito della cultura umana. I sette giorni della settimana, i sette pianeti inizialmente riconosciuti del sistema solare, i sette fori della testa, i sette strumenti di base della musica africana.

E’ sempre esistito, tradizionalmente, uno stretto legame tra il mondo della musica e quello dei numeri. La musica era parte del trivium e quadrivium medioevale, le tre o quattro materie di base di studio dell’epoca : musica, matematica, geometria e astronomia.

Leibniz, il filosofo stabilisce un’allettante analogia tra i numeri e la musica, giungendo a identificare il piacere che proviamo nell’ascoltare la musica al piacere di contare.

Le scale musicali riconosciute nell’ambito della musica contemporanea non sono altro che una piccola parte delle potenziali scale esistenti. Basti pensare che noi oggi ne conosciamo due soltanto, la scala minore e la scala maggiore, mentre nella cultura greca solo le principali erano otto, a ognuna delle quali erano attribuite le capacità di provocare effetti ben determinati sull’organismo umano. Nella Repubblica , Platone mette in guardia dall’uso indiscriminato delle diverse scale, affermando che alcune dovrebbero addirittura essere bandite dall’esecuzione pubblica.

Le scale , o ethos, come erano chiamate nella tradizione greca, sono diverse modalità di divisione dello spazio che intercorre tra una nota e quella corrispondente nell’ottava superiore.

Infatti mentre l’ottava è un’unità di misura universale, gli spazi all’interno possono essere divisi in un diverso numero di note che a loro volta possono essere collocate a una diversa distanza le une dalle altre. E’ la diversa distanza tra le singole note, che crea le varie possibili scale.

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CONCLUSIONI

Uscendo dalle dissertazioni storico-tecniche, rientrando in un aspetto più personale e ricollegandoci alla prima parte del post, ritengo dovremmo fare veramente attenzione a ciò che ascoltiamo; spesso quando ci ritroviamo in un locale affollato la sera, un centro commerciale la domenica pomeriggio, un bar frequentato al mattino per la nostra colazione, veniamo “attaccati” da una miriade di energie: oltre a quella delle persone che incontriamo, di cui parleremo in un altro momento, ci ritroviamo a “subire” quelle immesse nell’aere da vari impianti che promulgano onde sonore di svariato genere, e nella maggior parte dei casi di pessima qualità. ( vi è mai successo di tornare a casa dopo un giretto al centro commerciale e avere una pesantezza al capo, o addirittura mal di testa? )

Senza accorgercene, questi suoni agiscono su di noi.

Vi è mai capitato di andarvene da un luogo, magari in cui avete assistito ad un piccolo concerto live, disturbati dalla musica che avete percepito come assordante e sgradevole, mentre i vostri compagni d’uscita, non finiscono più di ripetere che musica fantastica hanno appena sentito?

Per ognuno di noi esiste una frequenza adatta ad uno specifico momento e molte altre totalmente inadatte.

Il problema di oggi è che, troppo spesso, non possiamo sceglierla, ma dobbiamo semplicemente subirla.

E se scoprissimo che come facciamo con la nostra radio in auto, mentre viaggiamo, possiamo cambiare frequenza ( e quindi stazione ) e scegliere la musica che più ci aggrada e risuona dentro?

Ritornando al concetto di akcròasis, se riuscissimo a comprendere l’importanza della musica nella nostra vita, imparassimo a conoscerne gli effetti sul nostro corpo e ancor più sulla nostra parte interiore, scopriremmo un universo e uno strumento incredibile da utilizzare e ri – sintonizzare, ogni qualvolta abbiamo la necessità di ritrovarci in armonia, prima di tutto con noi stessi e, poi con il mondo esterno.

E finalmente potremmo ritrovare il “NOSTRO CANTO”.

 

 

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