METTI LA CERA, TOGLI LA CERA

 

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Capita che in una normale sera di febbraio, in un’ora e mezza, la tua vita faccia ulteriormente tilt.

Vero è che queste cose non accadono mai realmente all’improvviso, ma è quell’improvviso che anche se te lo saresti aspettato, mai lo avresti immaginato tanto devastante.

Una bomba atomica che deflagra in un istante contaminando ogni cosa che ti circonda e copre di grigia cenere ogni minuscolo oggetto, ogni area dello spazio in cui fino a pochi istanti prima, condividevi ciò che credevi o volevi credere progetto comune.

Durante la deflagrazione non riesci a comprenderne l’ampiezza, la violenza, la qualità definitiva, il danno…cerchi solo di riuscire a mantenere gli occhi aperti per capire cosa ti fa sentire così allo sbando, senza più punti di riferimento visivi, auditivi, fisici e mentali.

Poi sopraggiunge qualcosa che ti fa percepire l’impossibilità a respirare, a credere possibile tanta repentinità di involuzione in una situazione, che era difficile si, ma mai ingestibile.

Lasci che lo spostamento d’aria ti sbatta di qua e di là nello spazio in cui ti trovi e a cui non sai più dare un nome e segui il flusso incapace di dirigere un qualsiasi gesto, una parola…sei basito, affranto, terrorizzato e azzerato.

A nulla vale, ripeterti mentalmente che non è come pare.

Quel tempo sembra infinito….poi la porta si chiude. Passi davanti allo specchio che riflette un’immagine che non conosci e non riconosci, il volto coperto di fuliggine e il Cuore stanco, il respiro affannoso, gli occhi spenti.

Non una lacrima. Tutto sembra essersi fermato a quell’istante.

Entri nella stanza degli armadi dove lo sportello è ancora aperto e lo spazio vuoto ti grida in faccia “ È tutto vero!”.

Cominci a staccare le cose dal muro, in un gesto apparentemente senza senso, provi ad eliminare seduta stante ogni cosa ti riporti lì quella presenza, ingombrante in quell’istante come un tir.

Le pareti nude ti danno un senso di respiro per qualche instante.

Esci dalla stanza e ti aggiri per la casa come in trance.

Ti prepari per andare a tenere la tua lezione di Yoga chiedendoti come tentare di staccare cervello e Cuore nelle successive due ore e dare ciò che spetta a chi paga, per ricevere un insegnamento e non una tensione gratuita che farebbe cumulo con quelle che proprio attraverso la pratica vorrebbe scaricare.

Il miracolo accade.

Arrivi alla sala, ti appresti a pulirla e prepararla. E mentre dai lo straccio sorridi pensando ad un film degli anni ’80 in cui un Maestro di Karate pone il suo giovane allievo davanti ad una macchina e gli dice “metti la cera, togli la cera”. E ti senti così. Mentre strofini lo straccio sul pavimento di cotto, ripeti come un mantra quella sciocca frase “metto la cera, tolgo la cera” sperando che alla fine della pratica avrai ricevuto il migliore insegnamento che potessi immaginare.

Perché se le cose accadono non è mai per caso e se le bombe esplodono è perché sono state innescate e se qualcuno decide di andarsene è perché quello non era più il suo posto e se cadi devi solo rialzarti.

Ma alzarsi ogni mattina in un luogo contaminato dalla presenza di chi ha deciso di non starci più dentro, non è semplice come sembra.

Decontaminare un luogo è la parte più complicata. Ancora prima che decontaminare il Cuore.

Perché il Cuore può nutrirsi di una buona musica, una buona seduta di meditazione, una bella passeggiata sulla riva del mare al tramonto, un magico concerto di musica barocca in un’antica chiesa in una sera di primavera.

Ma il luogo, la tua casa, quella che hai sempre considerato rifugio, cuccia, spazio inviolabile, rigenerativo e unico, non si pulisce con un aspirapolvere e un colpo di straccio al pavimento.

Allora inizi a modificare le abitudini quotidiane.

Torni a dormire nel letto dopo un mese che dormivi sul divano, ma solo dopo aver pulito a fondo la camera, aver smontato le gambe del letto e averlo reso quasi un fouton in mezzo alla stanza, proprio sotto la finestra, così che puoi guardare il cielo prima di addormentarti e pensare a quanto è infinito l’universo e a quanto tu sia piccola.

Smetti di lavorare al tuo portatile seduta sul divano e sposti la postazione di “lavoro” sul tavolo della cucina, davanti alla finestra, in modo che quando sollevi lo sguardo dallo schermo, le fronde degli alberi del giardino e il triangolo di cielo azzurro fra le cime delle palazzine sia la prima cosa che vedi e ti ricordi che la primavera è arrivata e porta con sé il risveglio della natura e , forse chissà, anche il tuo.

Pulisci a fondo il bagno, facendo sparire ogni traccia di prodotti diventati inutili e sposti le cose e decidi di fare la doccia in orari diversi, sì , la mattina per esempio, invece della sera come sempre e magari la giornata sembrerà iniziare con una marcia in più.

Tieni il televisore spento e torni ad ascoltare la musica. Quella che ti mancava tanto, ma che continuavi a non ascoltare più.

Ma la mente è contaminata.

La mente torna indomita su ciò che non le serve, come se pensasse che ricordare possa salvaguardare i futuri passi. Lei, la mente, non sa che così non salvaguarda, ma impedisce, blocca, destabilizza, squilibra, trasforma e confonde.

Le parli. Le dici che non serve sbatterti in faccia in ogni istante ciò che è venuto a mancare, perché prima che ci fosse quel qualcosa, avevi una vita e potrai averne un’altra domani. Ma lei deve piantarsela di dirti che avresti potuto fare meglio, di più, di meno, diverso. Deve piantarsela di farti sentire triste e abbandonato, solo e senza meta. Perché il Cuore invece sa dove vuole andare e se solo lei facesse un po’ di silenzio, lui, il Cuore, potrebbe finalmente parlare liberamente ed esprimere tutto l’Amore che contiene per la vita, si, anche questa, così travagliata e piena di onde anomale. Potrebbe allora ritrovare il suo canto e agire in armonia con ciò che esprime e desidera.

Ma la mente è forte. O almeno lo è ancora.

Hai sempre ingaggiato lotte con lei. Per gestirla, per renderla strumento e non padrone, per mantenerla sveglia e non passiva, per donarle strumenti utili affinché divenisse elastica e resiliente.

Ma questa volta no. Non sarà una lotta.

Sei stanco di lottare. É tutta la vita che lotti per ogni cosa. Ti hanno insegnato che solo lottando duramente si ottengono risultati. E tu da bravo soldato hai eseguito, l’addestramento ti ha forgiato e tu ci hai creduto.

Eppure ora ti sembra di percepire una strada diversa.

Si può anche danzare, non solo marciare, si può camminare rendendo il passo sicuro verso una direzione, senza dover per forza correre, si può sorridere anche dopo una rovinosa caduta, riguardando la scena ed accettando che cadere è parte delle cose e comprendere che un po’ di sana autoironia salva ogni situazione.

Vorrei che fosse così domani.

Vorrei sentire le ossa meno doloranti e le spalle più leggere.

Vorrei che da cicatrice, anche questa diventasse lezione.

Vorrei che continuando a mettere la cera e togliere la cera,

domani mi svegliassi e il “gesto di vivere” diventasse finalmente MIO.

isleep

 

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3 pensieri su “METTI LA CERA, TOGLI LA CERA

  1. I Conflitti Interiori sono “normali”, purtroppo, vivendo la condizione terrena, per quanta Armonia o Amore possiamo sentire le circostanze esterne, sia quelle vicine dirette che quelle lontane indirette, non possono non condizionarci anche in negativo. Soprattutto in negativo. E’ un bel racconto quello che hai scritto, descrive il Vento e la Vela che, in questo caso, ambedue sono la stessa persona. Era certamente un momento intenso, di quei momenti che sembra non stiamo nel posto giusto, che nulla possa farci del bene, di quei momenti che ci si vorrebbe trasformare in qualcosa d’altro, o stare altrove, o uscire dalla sensazione che il Corpo sia una gabbia che ci tiene prigionieri. Ma non è quella la Realtà, è soltanto una sensazione o delle sensazioni, intorno a noi tutto resta uguale sia quando si ride che quando si piange. Anche in questo campo delle sensazioni siamo terreni … macchine … abbiamo il freno e il volante … e anche la retromarcia … incredibilmente.

    Ti mando un Abbraccio di Calore, Cara Scrittrice lontana e vicina, e l’Augurio di Armonia nel tuo Cerchio e nella tua Mente.

    … e un piccolo regalino. Ciao

    Ho incontrato un bambino che in strada mi ha chiesto d’esser preso per mano. Ho incontrato i tuoi occhi che luminosi dicevano: “sei ancora vivo”. Ho bisogno d’incontrare un fiume che correndo spazzi via galleggianti tristi rifiuti.

    isval’85

    • Grazie per le tue parole…dal Cuore.
      Nietzsche diceva :
      Da quando fui stanco di cercare, ho imparato a trovare. Da quando un vento mi ha fatto resistenza, navigo con tutti i venti.
      Questo è quel che cerco di fare ora.
      Un abbraccio.
      Namastè.

  2. I Conflitti Interiori sono “normali”, purtroppo, vivendo la condizione terrena, per quanta Armonia o Amore possiamo sentire le circostanze esterne, sia quelle vicine dirette che quelle lontane indirette, non possono non condizionarci anche in negativo. Soprattutto in negativo.
    E’ un bel racconto quello che hai scritto, descrive il Vento e la Vela che, in questo caso, ambedue sono la stessa persona.
    Era certamente un momento intenso, di quei momenti che sembra non stiamo nel posto giusto, che nulla possa farci del bene, di quei momenti che ci si vorrebbe trasformare in qualcosa d’altro, o stare altrove, o uscire dalla sensazione che il Corpo sia una gabbia che ci tiene prigionieri.
    Ma non è quella la Realtà, è soltanto una sensazione o delle sensazioni, intorno a noi tutto resta uguale sia quando si ride che quando si piange.
    Anche in questo campo delle sensazioni siamo terreni … macchine … abbiamo il freno e il volante … e anche la retromarcia … incredibilmente.

    Ti mando un Abbraccio di Calore Cara Scrittrice lontana e vicina e l’Augurio di Armonia nel tuo Cerchio e nella tua Mente.

    Ciao

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