RI-COSTRUZIONE : UN PROCESSO POSSIBILE

 

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Una delle cose più complesse della Ri-Costruzione di una vita è riuscire a focalizzare il proprio sguardo.

Affievolitosi lo stato confusionale dovuto al più o meno repentino cambiamento avvenuto, dipendente o indipendente dalla nostra volontà, ci si può trovare di fronte a diverse possibilità.

Riaprendo gli occhi dopo lo shock iniziale, possiamo avere una visuale completamente annebbiata dal timore di non riuscire a farcela o assolutamente tersa, ma vuota di forme, o ancora nitida di colori e immagini che fino a poco prima risultavano invisibili al nostro sguardo.

Qualunque sia lo stato in cui ci troviamo, l’unico atteggiamento utile è fermarsi. Sedersi e osservare. Come se fossimo al cinema dinanzi ad un enorme schermo e guardassimo un film mai visto prima, con l’atteggiamento di chi ha desiderio di scoprire cosa potrà offrire.

Il sedersi e osservare deve, però, essere privo di aspettative, per far sì che al comparire della scritta “the end”, non ci ritroviamo con una profonda delusione dipinta sul volto.

Liberare il Cuore e la Mente dalle aspettative, ci consente di accogliere ciò che ci arriva dall’osservazione di ciò che abbiamo di fronte, senza giudizio, senza preconcetto.

Semplice? No.

Imparare ad osservare è una delle prime cose da affrontare.

Generalmente noi “guardiamo”, spesso senza vedere, ma di sicuro non osserviamo. Nessuno ce lo insegna.

Osservare significa restare in Ascolto e “prendere” ciò che guardiamo per ciò che È, con i suoi colori, le sue forme, le sue ombre e le sue luci, le sue apparenti contraddizioni, le sue peculiarità e i suoi “nonsense”, senza cercare di darne una interpretazione.

L’interpretazione è figlia della Mente.

La Mente spesso ci conduce a guardare, filtrando l’oggetto dell’osservazione stessa attraverso le esperienze passate, affibbiando colori e forme falsati, impedendoci di vedere ciò che realmente “è”.

Quindi la prima cosa che dovremo cercare di fare sedendoci ad osservare, sarà di “tenere a bada” le attività della mente che, forgiata per difenderci da ciò che potrebbe nuocerci, generalmente finisce col boicottare ogni possibilità di cogliere nel nuovo opportunità e non pericoli.

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Tornando alla nostra Ri-Costruzione e partendo dal presupposto che nulla di ciò che era prima, esista più nella sua forma precedente, ci sediamo e osserviamo quel che scorre sullo schermo.

SE riusciamo a fare questo saremo già a metà dell’opera!

Beh! Più o meno.

Il problema successivo con cui ci si confronterà, sarà il riuscire, fra quella miriade di immagini e colori e forme e idee e spunti, a riconoscere ciò che vibra maggiormente dentro di noi.

Vibra? Si.

È un effetto di risonanza. Esistono situazioni, oggetti, persone, musiche, città, luoghi, che ci fanno vibrare dentro qualcosa che provoca in noi uno stato di profondo benessere, leggerezza, armonia, intensità….Quel qualcosa risuona dentro di noi, tanto che pur essendo nuovo, ci pare conosciuto, lo sentiamo vicino, familiare, caldo, avvolgente, tangibile, nostro.

Vi è mai capitato di andare in una città per la prima volta nella vostra vita e sentirvi a casa?

Oppure vi è mai capitato di incontrare qualcuno e dopo dieci minuti di conversazione, sorridere della fluidità di “comunicazione” e “Scambio”, come se vi conosceste da sempre?

Del resto la parola stessa Ri-conoscere significa conoscere di nuovo e Ri-suonare, non significa forse suonare ancora?

Ecco. Questo è per me l’effetto Vibratorio di Risonanza.

Riconoscere. Riconoscersi. Prima ancora di conoscere e conoscersi.

Purtroppo non ne abbiamo consapevolezza, perché questa è un’altra di quelle cose che non ci vengono insegnate, spiegate, trasmesse.

Ma non finisce qui. Il bello arriva quando, una volta riconosciuta la vibrazione che maggiormente si armonizza con il nostro sentire e scelta la strada da percorrere per farla nostra e farla risuonare dentro di noi sempre di più, per diventare noi stessi la vibrazione stessa e diventare “trasmettitori” e non più solo “ricevitori”, ci troveremo di fronte alla difficoltà di focalizzazione e mantenimento dell’attenzione sull’oggetto del nostro percorso.

La dispersione di energia è sempre stata una delle difficoltà maggiori che ho incontrato nella mia vita.

Quando si è un concentrato di energia e di passione, quando si producono mille idee e progetti, quando si ama la vita e tutto ciò che contiene sperimentando il più possibile, si tende anche a cercare di fare mille e più di mille cose insieme, con il rischio di finire con un grande senso di frustrazione e di incompiutezza generale, dentro e fuori.

E qui sopraggiunge la necessità di auto-disciplinarsi affinché la focalizzazione sui propri obiettivi diventi meno faticosa e più efficace. E la meditazione, per mia esperienza personale, è uno strumento incredibilmente efficace per ottenere una maggiore focalizzazione nella vita.

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Fare tutto questo da soli, non è semplice. Tutt’altro.

Ma è possibile.

E per quanto riguarda il sentirsi soli in questo arduo percorso, per tutti coloro che, come me in questo momento, vivono un momento di Ri-Costruzione, vorrei dire:

quando vi siederete cercando di osservare restando in ascolto di quella vibrazione, quando l’avrete riconosciuta e vi appresterete a focalizzarvi per renderla stabile e sempre più reale in voi stessi, siate consapevoli di non essere soli in questo. Mai.

Namastè.

 

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