E POI…ARRIVA L’ONDA

 

acquamossa

Spesso uso il mare come metafora per le situazioni della vita.

Sono nata in una città di mare, lo conosco nelle sfumature di ogni stagione, nei suoi colori più cupi, così come nel suo splendore estivo sotto cieli tersi, nella sua calma piatta nelle giornate afose dei giorni privi di vento e nel suo scompiglio nei giorni di tempesta.

Lo osservo da sempre per ore e m’incanta.

Lo ascolto in silenzio e utilizzo il suo suono per i miei momenti di meditazione.

A volte ne godo e basta, lasciandomi cullare dal suo moto perpetuo.

 

Non smetterò mai di utilizzarlo come metafora principale di molti aspetti della vita.

Fonte di ispirazione nei momenti di dubbio, abbraccio nei momenti di tristezza, schiaffo nei momenti di debolezza, fonte di leggerezza nei momenti di gioia.

Non so se potrei farne a meno per lungo tempo.

 

Quando immagini di lasciare i luoghi da cui provieni, in cui sei nato e cresciuto, c’è chi prima ancora di pensare a cosa troverà pensa a cosa lascerà.

É quello il momento in cui riesci a dare “un nome” ad ogni “cosa”. È quello il momento in cui scopri che ciò che sembrava scontato, ovvio, partecipe passivo di un panorama, abitudine consolidata, milionesimo pezzo di un infinito puzzle ha invece un preciso colore, suono, forma, profumo, collocazione e rende quel puzzle completo per quanto infinito.

 

Vivi anni di tempeste in cui ti scopri marinaio inesperto, avventato, incosciente, impreparato e pavido. Ricordi i porti in cui ti sei rifugiato dopo essere scampato a furiosi uragani, a cui ti sei adattato, in cui a volte ti sei rigenerato, a volte perso, a volte abituato…dimenticato. Sei sceso a terra tante volte…troppe volte e troppo spesso lì sei rimasto….ancorato.

 

Hai sempre fatto parte di equipaggi “variegati” su imbarcazioni non tue…e troppe volte ti sei sentito come se viaggiassi in solitaria nonostante non fossi fisicamente solo.

A volte l’avresti invece desiderato ardentemente.

Non hai mai smesso di sognare la “Tua Vela”.

 

A volte le tempeste si placano e tu ti ritrovi lì, in mezzo al mare senza l’ombra di un porto a cui poter attraccare.

Il sole sorge e illumina quella enorme, immensa, infinita distesa d’acqua.

In un primo istante ti senti disorientato da tanto spazio.

Nessun rumore. Solo lo sciabordio dell’acqua che accarezza dolcemente la chiglia e una leggera brezza.

E accade qualcosa di straordinario.

 

Lo sguardo ruota tutto intorno a 360° e tu con esso.

Non ci sono confini, non ci sono limiti. Solo orizzonte infinito.

E infinite possibilità.

Ignoto. Paura e sorpresa insieme ti disorientano ancora un po’….

 

Il mare si sveglia…comincia a muoversi e con le sue correnti lancia segnali da interpretare, cogliere, leggere…

 

E poi…arriva l’onda.

Dapprima lieve, come un buffetto su una guancia, incoraggiamento affettuoso di un amico sincero.

E qualcosa vibra con essa, dentro e fuori.

 

Così, drizzi la vela e scopri che non c’è equipaggio questa volta.

Sei tu, tu solo. Il mare, il vento e l’infinito.

 

citazione-elliot

 

 

 

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