QUANDO LE PAROLE ARRIVANO AL CUORE : ANDREW FABER

andrewfaber

Raro per me incontrare parole che mi attraversino con tanta veemenza e nutrano Anima e Cuore.

Per questo motivo credo che questo splendido personaggio, Andrew Faber, dovrebbe essere letto da molte, moltissime persone…chi come lui possiede il dono di trasferire attraverso le parole, immagini in grado di trasportarci altrove, in questo tempo in cui le nostre anime hanno così tanto bisogno di nutrimento, deve poter essere visibile.

Per questo oggi mi permetto di pubblicare un suo testo che ho riletto non so più quante volte, perché nelle sue parole, in fondo, c’è anche un pezzetto di me, di ciò che io stessa ho sentito, vissuto, incontrato. Perché sono quasi certa che se lo incontrassi in questa vita, potrei perfino innamorarmi di un uomo così. Perché credo che in questo tempo sia importante aiutarsi a vicenda nel diffondere ciò che esprime Bellezza.

E tu Andrew, sei tutto questo.

Grazie.

Anna

“Hai presente quelle verità che se fossero bugie diventerebbero sogni ?
Ecco io e lei eravamo esattamente questo.
Due storie finite per errore sopra lo stesso foglio.
Due inchiostri differenti, due menti disperate.
Un bel nero elegante ed un rosso emorragico.
La incontrai al bancone dell’Andrews Bar, che beveva un tazza di caffè amaro.
Ho sempre adorato le donne che bevono caffè amaro.
Lei d’un tratto fece per pagare,
mentre a me toccò di parlare.
Dissi una cosa indegna. Qualcosa del tipo:

In nome dell’amore la dichiaro in arresto!!”.

Per fortuna la prese a ridere.
Io però, non parlai più.
Dovetti morire per non abbracciarla, lì, davanti a tutta la piazza.
Tra le rughe aggrottate della fronte, sprofondai in un silenzio agghiacciante.
Non sapevo chi fosse quell’indice di cielo apparso d’improvvisa sponte tra le pareti ignave del nostro mondo.
Ne ignoravo il nome, ma avrei potuto descriverne a memoria ogni scampolo di pelle.
Uno sconosciuto, questo ero e nient’altro.
Uno sconosciuto da ringraziare e poi mandare via.
Ma non è così che funziona, quando di mezzo si mette la regina degli incontri inattesi.
La fantasia.
Che ci fece scontrare.
E da lì poi incominciammo a splendere,
a renderci luminosi come luminosa è la voglia di rischiare.
La fantasia, proprio lei.
Quale lampada meravigliosa –
Proiettava le nostre ombre su un muro indifeso d’oltre anima, facendole danzare.
Mai, ci saremmo potuti immaginare diversi da così.
Da come eravamo.
Figuriamoci esserlo.
Il nostro era un modo quasi raggiunto d’essere felici.
Avremmo potuto estinguerci tra gli scintillii
dei nostri sguardi, senza lasciare traccia.

Fingemmo, dunque, di non conoscerci da sempre.

Laddove non si può mettere bocca,
allora, puoi far nascere un sorriso.
Questo diceva Nicole, quando la gola mi si chiudeva.
Poi mi baciava.
Lei era una donna vera, io una costola riuscita male.
Aveva gambe lunghe e seni gonfi.
E in quelle gambe custodiva tutte le fantasie dell’amore.
Nelle nostre sere di tasche rigirate, musica, birra e citazioni raccolte di poeti sconosciuti, riuscivamo ad interpretare lo strano linguaggio del pensiero, molto più di qualsiasi destino, o chissà quale vita.

In cerca d’una voglia a forma di noi.

Fammi l’amore, raccontandomi la pelle in silenzio. Come fosse una storia.
Apri gli occhi e dimmi che se la tua ossa non fossero mischiate alle mie saresti solo uno dei tanti sopravvissuti al tempo che passa e consuma.
Fino al giorno della sua partenza per Lisbona Nicole, fu la stretta della mia mano.
La voce del mio pensiero venuta al mondo.
Trovai un biglietto bianco, di quelli che si usano per dire giusto due parole:
addio, arrivederci.
C’era scritto: non ho potuto rischiare che mi chiedessi di rimanere.
Perché lo avrei fatto.
Sarei rimasta.
E forse, in questo modo non ho rifiutato.
Perché ora ti abbraccerei, baciandoti gli occhi,
e scriverei il mio nome sopra ognuno dei tuo fogli.
Per sempre tua.
Nicole.

Che girava il caffè con le dita.
E suonava la tromba.

Mi manca soprattutto di notte, quando sento ancora i suoi passi corteggiare il mio silenzio.
Si avvicinava allo scrittoio e senza dire nulla, ma solo respirandomi vicino, leggeva dai miei quaderni.
Restava lì per qualche minuto.
Sorrideva, mi accarezzava i capelli. E poi tornava a dormire.
E cicatrici che non sempre avevo voglia di spiegare ma che lei rispettava.
Il nostro palco.
E noi, sapevamo starci su.”

Andrew Faber

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4 pensieri su “QUANDO LE PAROLE ARRIVANO AL CUORE : ANDREW FABER

  1. proverbio indiano: “Se ti piace la poesia, non cercare il poeta”. Ovviamente non ho nulla da eccepire su Andrew Faber, ma scommetto che è un essere umano con luci ed ombre come chiunque altro. Volevo in verità spostare l’attenzione sulla pericolosità dell’idealizzazione, madre di tutte le delusioni

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